LUCETTA SCARAFFIA, UNA VECCHIA FEMMINISTA

Il percorso intellettuale di Lucetta Scaraffia ha sempre solleticato il mio interesse. Giunta ormai a quasi ottanta inverni, la sua parabola culturale ha attraversato mondi contrastanti, contradditori e a tratti incoerenti ma proprio per questo forse, più interessanti ai miei occhi.

Probabilmente, la sua storia, e le sue idee, non hanno avuto l’impatto dirompente che potevano suscitare una Carla Lonzi o una Accardi, ma, di certo, nell’ultimo mezzo secolo è stata una testimone oculare in grado di formulare riflessioni per nulla in linea con quello che voleva sentirsi dire il popolo e, in particolare, le donne.

Vivendo una vita appartata, per nulla mondana e lontana dalle lucine rosse delle telecamere, a fare da tramite tra me e lei, ci pensa suo marito, Ernesto Galli della Loggia, che, quasi due anni or sono, aveva accettato la tenzone con il sottoscritto.

Decido, quindi, di contattarla pochi mesi dopo l’uscita del suo libro “Ebrei senza saperlo”. Mi interessava conoscere le sue origini, la sua visione del mondo ebraico e, soprattutto, il suo pensiero sulla ferocia perpetrata dal governo israeliano su Gaza dopo il drammatico 7 ottobre.

Ci diamo appuntamento a casa sua, a Roma, nel quartiere Parioli. Dopo averla letta a lungo, ero molto curioso di conoscerla e, nel faccia a faccia, comprendere i perché e percome di come sia arrivata ad essere quella che oggi conosciamo: le sue idee sulle donne, sul femminismo e sulle stupidità sul patriarcato e la sua conversione religiosa, dopo gli anni giovanili offuscati dal marxismo e da quell’ondata protestataria dirompente e ambigua, che è stato il Sessantotto.

Come i suoi capelli, le sue posizioni, sono un po’ scapigliate, a tratti fuori dai confini ortodossi e, soprattutto, del cosiddetto e nauseabondo politicamente corretto.

Alle femministe di ultima generazione, non le manda a dire. Ricorda loro che non bastano gli slogan per difendere le donne e le sprona a studiare “ignoranti come sono”, a suo dire.

Gli strali sul Vaticano, e soprattutto su papa Francesco, squarciano un velo di omertà di cui tutta la stampa italiana “lecca lecca” dovrebbe vergognarsi. Poco prima di pranzo, spegniamo i microfoni e ci salutiamo. Riguardo gli appunti e alcune sue risposte, pensando che, nonostante tutto, qualche graffio in più mi sarebbe piaciuto e anche qualche indulgenza in meno…

  * * *

Lucetta Scaraffia, nella sua ormai remota gioventù, è stata militante marxista, sessantottina, protofemminista, divorziata, e, ora, fervente cattolica. Rinnega qualcosa del suo passato?

No, penso di aver avuto un percorso simile a moltissime persone della mia generazione perché la tendenza dei giovani era, ed è, quella di seguire la massa; dopo aver cominciato a ragionare con la mia testa, ho iniziato a fare delle scelte diverse da quelle che facevano tutti gli altri.

Era una ragazza influenzabile e manipolabile?

Manipolabile no, perché non ho mai fatto niente di cui mi penta, però influenzabile, sì, soprattutto da quell’atmosfera di allegria, vento nuovo, speranza e cambiamento…

Com’ è avvenuta la sua conversione?

È passata attraverso un interesse di tipo storico verso la religione, che mi ha portato a leggere la vita dei santi. Leggendo e studiando, sono rimasta colpita da quello che dicevano e ho iniziato a farmi delle domande e a vivere delle esperienze che hanno risvegliato, in me, un interesse molto forte per la religione.

Qual è stato l’elemento scatenante?

Mah, sono stati diversi, in realtà. Sicuramente la biografia di Teresa Avila, scritta dall’ispanista Rosa Rossi, mi aveva molto intrigata…

Sì, ma ha raccontato a Stefano Lorenzetto di una mattina vissuta nella basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma…

Sì, vero, ma non amo tanto raccontarlo, sono cose molto intime…

Ha mai pensato di prendere i voti religiosi e mollare suo marito?

No, mai pensato!

Lui come l’ha presa?

Benissimo, direi. Lo trovava interessantissimo da un punto di vista intellettuale anche perché il mio modo di essere cattolica è, diciamo, un po’ eretico…

Ha insegnato per quarant’anni e conosciuto migliaia di studenti. Ha detto sempre a Lorenzetto, anni fa, che, all’università, i ragazzi arrivano analfabeti. Non sarà che i professori universitari, tra baronie, concorsi truccati, e corruzione dilagante, hanno le loro colpe da espiare?

Per prima cosa, voglio dire che ogni anno gli studenti che arrivavano erano più ignoranti, più incapaci di leggere e scrivere. Questo non era colpa dell’università, ma ovviamente ci costringeva ad abbassare il livello dell’insegnamento.

Guardi, io sono entrata all’università quasi per caso… A differenza di altri, non ho mai avuto professori che mi aprissero la strada. Sono semplicemente nata negli anni giusti, e con il libro della mia tesi, che ottenne un punteggio alto, ho vinto un posto all’università di Torino che, differenza di altre realtà, era molto corretta…

In che senso, scusi?

C’era un altro candidato già pronto e appoggiato, ma scelsero me perché avevo un punteggio più alto: furono rispettosi e meritocratici.

Le rifaccio la domanda: quali colpe i grandi baroni devono farsi perdonare?

Quando arrivai alla Sapienza, più di quarant’anni fa, entrai in punta d piedi perché c’erano gli storici più importanti d’Italia, con pubblicazioni alle spalle fondamentali. Quelli della mia generazione hanno fatto fare carriera a persone modeste e obbedienti. Adesso, se ci pensa, i professori della Sapienza, non li conosce più nessuno, sono personaggi modesti.

Negli gli anni Settanta, miticamente decantati dai rivoluzionari in cachemire, l’Italia era ancora un Paese semianalfabeta… C’erano intere zone del Paese senza università e scuole adeguate.

Sì, è vero quello che dice. Poi, però, negli anni, per includere tutti, si è abbassato il livello e la qualità della preparazione dei ragazzi, e questo è stato un vero disastro. La scuola ogni anno è costretta ad abbassare il livello di insegnamento, perché non può bocciare.

Provava più frustrazione o rabbia?

Rabbia, perché penso non sia degno dei ragazzi essere trattati così, per motivi, penso, politici. Promuovere tutti è stata una sciagura perché la selezione non piace, ma per piacere a tutti, è scomparsa ogni forma di meritocrazia e quindi anche la possibilità per i ragazzi dei ceti inferiori di salire nella società per i loro meriti. Le racconto un aneddoto: anche se certo non ero tra i professori più severi, quando facevo gli esami, uno dei membri della commissione mi diceva sempre: ne stai bocciando troppi…

Lei, da docente, quali errori e responsabilità si prende?

Non saprei, perché penso di non essere stata né troppo severa né troppo indulgente…Ho sempre cercato di coinvolgere i miei allievi, e di interessarli a quello che insegnavo, mi sembra con qualche risultato.

Il terzismo o cerchiobottismo praticato da suo marito Galli della Loggia, è, secondo lei, una furbata intellettuale per non inimicarsi nessuno o un giusto modo di essere e vedere le cose?

Non penso che mio marito sia mai stato un cerchiobottista, dice semplicemente quello che pensa. Purtroppo, in Italia, non è previsto avere un pensiero libero, perché o si è incastrati o a destra o a sinistra. E quando capita di dire cose che possono piacere alla destra o alla sinistra, ecco che si viene tacciati di cerchiobottismo. Io lo chiamerei, piuttosto, pensiero libero.

Quali, e quanti, libri, scritti da suo marito, non le sono piaciuti? Ne ha bocciati alcuni?

No, bocciato, no! Qualche volta ho pensato che sarebbe stato meglio se ne scrivesse un altro…

Lei è stata, negli anni Sessanta, come abbiamo già detto, una convinta femminista. Oggi, cosa detesta delle donne?

Il fatto di non essere più femministe… Hanno abbandonato la cosa più importante: la difesa dei valori universalisti per le donne. La difesa di tutte le donne, ad esempio, dallo stupro. L’idea delle femministe della prim’ora era quello di difendere tutte le donne dalle violenze, non solo alcune meritevoli…. Il femminismo attuale non è più così…

Mi faccia capire meglio…

Quando c’è stato, ad esempio, lo spaventoso stupro di tutte le donne ebree nel corso del pogrom del 7 ottobre, non c’è stato un gruppo di donne femministe che sia sceso in piazza per solidarizzare con quelle donne violentate. E non c’è dubbio che le abbiano stuprate visto che gli stessi stupratori hanno filmato le violenze.  Ma anche per la ragazza iraniana, Najmeh Amini, condannata a morte, non c’è stata una manifestazione di solidarietà e sostegno. Se tutto l’Occidente scendesse in piazza a dire: siete degli schifosi vermi a fare questo, beh, forse, qualcosa cambierebbe. Tutto questo, per me, è la fine del femminismo!

L’Avvocato Bernardini de Pace sostiene che, in Italia, esiste anche un femminismo tossico. È d’accordo?

La parola tossico mi dà fastidio. Io penso che sia un femminismo sbagliato. Fare tutto quello che è stato fatto per la povera Giulia Cecchettin e nulla per Sanaa, la ragazza pachistana uccisa dalla famiglia, ecco, a me questo non piace. Io penso che dobbiamo mobilitarci per tutte le ragazze ammazzate o violentate. Dire che c’è il patriarcato in Italia, e poi non dire nulla per il patriarcato pachistano, lo trovo molto strano…

Pensa, quindi, che le femministe italiane si muovano soprattutto per motivi politici?

Diciamo che si muovono nell’ignoranza, non vogliono sapere niente e non vogliono informarsi su niente. Sono solo travolte dalle ultime ideologie di moda.

Si può dire, una volta per tutte, che le donne non sono migliori degli uomini, ma semplicemente diverse e, magari, più interessanti? O si deve essere tacciati di misoginia?

Sono d’accordo con lei. La misoginia c’è stata nel passato, ma in qualche modo e forma c’è ancora, anche e soprattutto nei confronti delle donne di potere. Ci vorrà ancora del tempo perché scompaia del tutto.

Prima ha accennato al patriarcato. Non pensa che, nel 2026, parlare ancora di patriarcato sia una stronzata colossale?

Io penso che il patriarcato, in Italia, non ci sia più. Ma è rimasta la debolezza degli uomini che hanno perso questo potere tradizionale, che trovano soprattutto difficile accettare che, se una volta le donne non se ne andavano di casa perché non avevano di che vivere se lasciavano il marito e poi perché, se lo facevano, venivano avvolte da una nube di maldicenze, oggi, invece, le donne lavorano, magari guadagnano anche modesti stipendi, quindi possono andarsene.

Aveva senso, secondo lei, istituire il reato di femminicidio? O è stato un modo per arruffianarsi l’universo e l’elettorato femminili?

Forse sì, perché uccidere una donna nasce dal rovesciamento di potere; oggi gli uomini, indeboliti dalla società, dalla storia, non accettano ancora che la donna se ne vada, perché, ricordiamolo, sono sempre le donne che se ne vanno; gli uomini, al massimo, quando lasciano, è solo quando incontrano un’altra donna.

Detto questo, consiglierei alle donne anche un comportamento diverso…

In che senso?

Beh, se avessi una figlia giovane, le direi: alle 3 di notte è meglio che non giri da sola, magari in minigonna. Alle giovani donne vanno insegnati i pericoli che corrono, nonostante pensino di avere il diritto di fare cosa vogliono. La realtà è diversa.

Lei cosa pensa della violenza psicologica esercitata dalle donne? Il cambiamento culturale non deve essere reciproco?

Il cambiamento deve riguardare tutti, ma gli uomini sono più forti e passano facilmente alla violenza, senza ripudiare, però, anche le violenze psicologiche.

Cosa ha contato, per lei, da giovane donna, di più: il sesso libero o avere un figlio?

il sesso è facilissimo ottenerlo e viverlo. Avere un figlio, sicuramente, è stato un desiderio forte, però già all’epoca non era facile da realizzare: gli uomini, si sa, non avendo il famoso orologio biologico, tendono a procrastinare. Per le donne avere un figlio è molto più importante, è un’esperienza travolgente. Per me è stato difficile…

Perché?

Perché non vivevo situazioni con uomini che mi permettessero di averlo. E, a differenza di molte delle mie coetanee, ero contraria al fatto di farlo da sola perché, per me, è importante che un padre, anche se pessimo, ci sia. E, infatti, ho fatto un figlio abbastanza tardi, a 34 anni, che ero già una primipara attempata…

Per un figlio è più importante avere un padre biologico o un padre “spirituale” che lo ami?

Un padre che lo ami, ovviamente! Ma, mi creda, è importante avere anche un padre biologico, e le dico anche i perché. Uno è che, oggi, la scienza ci dice che attraverso il DNA si possono capire (e studiare) anche quali malattie genetiche un bambino può avere. L’altra cosa, poi è che i bambini fantasticano comunque sul padre biologico perché quegli occhi, quei capelli, la gestualità, derivano da un fantasma, e tutto ciò può generare un disagio psicologico importante.

Ha detto che l’adulterio è un peccato. Non pensa che, invece, gli esseri umani non siano portati per la monogamia carnale? Negli anni della sua giovinezza non avrebbe detto una cosa del genere…

L’adulterio non mi è mai piaciuto: quando uno si prende un impegno lo deve tenere, rispettare. Dire che è un peccato non significa che il colpevole viene radiato dalla faccia della terra, vuol dire, piuttosto, che ha avuto un momento di debolezza e non ha mantenuto la parola data.

A lei è mai successo di essere infedele?

Sì, certo

Come si è sentita, sporca?

Sporca è una brutta parola, diciamo non all’altezza di quello che avevo promesso. Questa ossessione sessuale non mi piace. A me è pesato di più non aver mantenuto la parola con mia madre.

Nel 2009 ha dichiarato che gli omosessuali non possono pretendere gli stessi diritti degli altri. È un’assurdità quello che dice, o no?

Non ho mai detto questo…

Sì, lo ha detto a Lorenzetto…

Non ho detto che gli omosessuali non devono godere degli stessi diritti degli altri; non condivido il diritto al figlio – che del resto non vale per nessuno – perché i figli hanno sempre origine da una donna e un uomo, si fanno con lo spermatozoo e l’ovocita. Al massimo potremmo discutere sull’adozione.

Lei è favorevole all’aborto?

No, per niente, però sono favorevole alla depenalizzazione dell’aborto, ancor oggi penso che la 194 vada assolutamente difesa.

Si sente più Giovanna d’Arco, come l’ha definita il Foglio, ovviamente esagerando, o un censore degli altrui costumi?

Nessuna delle due. Sono una persona che semplicemente dice quello che pensa.

Che rapporto ha con la nostalgia?

Sono molto nostalgica, della mia vita, del legame che ho avuto con i miei genitori e, più in generale, delle relazioni umane che ho intrattenuto nel mio passato.

È un sentimento che le provoca tristezza?

Sì, perché molte di queste persone non ci sono più.

In un Paese sempre più vecchio, malato e povero, come il nostro, non pensa che l’eutanasia sia un diritto sacrosanto?

Sono in totale disaccordo. Diciamolo chiaramente: è semplicemente un modo per risparmiare perché curare gli anziani fino alle fine è molto costoso. L’eutanasia non deve essere un modo per risolvere una questione finanziaria. Si tratta di scelte gravi e importanti. Un esempio: una mia amica tedesca mi ha raccontato che sua madre, 87 anni, si è rotta il femore e i medici tedeschi le hanno detto: signora, noi non la operiamo perché è troppo vecchia e costa troppo. Da noi sarebbe stata operata, anzi spesso per paura delle denunce penali i medici praticano anche l’accanimento terapeutico.

Io penso che non uccidere sia il più grande, il più forte comandamento che l’essere umano abbia ricevuto: non uccidere è la soglia più importante che permette la convivenza tra gli esseri umani.

Ma un essere umano, moribondo, non più lucido, non ha il diritto di dire stop alla propria vita?

Lei ha avuto il diritto dire: voglio vivere? Nessuno di noi ha chiesto di nascere; chi le dice che lei ha diritto di porre fine a una vita che lei non ha assolutamente richiesto? La nascita non è stata voluta, e noi interveniamo a decidere la fine della vita? È molto pericoloso cominciare a dire che la vita si può interrompere…

Se lei stesse molto male, non chiederebbe a suo marito di farla finita?

No, chiederei tutte le possibili cure palliative, che tolgono il dolore e che ti permettono di arrivare alla morte senza sentire il dolore.

 Ha 78 anni, teme la morte?

Sì, come tutti, però devo dire che ho anche un po’ di curiosità…  Un medico mi disse che la morte clinica o il processo che porta alla morte possono innescare un massiccio rilascio di ossitocina…

Quindi la morte provoca gioia?

Chissà…

 E come vorrebbe morire?

Ho rischiato di morire per problemi legati al cuore, per una sincope: mi sentivo di svenire e, poi, sempre più lentamente, venir meno, quasi evanescente. L’unico pensiero che ho avuto in quel momento è stato: ma questa è una bella morte. Mi hanno preso in tempo e ora convivo con un pacemaker.

Emiliano Fittipaldi, direttore di Domani, parlando del Vaticano, mi ha detto recentemente: “… è venuto fuori un sistema di protezione del clero pedofilo che durava e perdurava anche sotto il pontificato di Francesco. In poche parole, il nuovo papato predicava bene e razzolava male”. È d’accordo?

Assolutamente d’accordo, papa Francesco non ha fatto niente, anzi ha protetto un vescovo che ha difeso i pedofili…

Chi era questo vescovo?

Era un vescovo siciliano che si chiama Gisana che, per fortuna, è stato condannato poi da un tribunale civile. La cosa più vergognosa è che il papa non ha voluto ricevere in udienza le persone che avevano redatto il rapporto Sauvé sulla pedofilia del clero francese. Sulla pedofilia papa Francesco è stato pessimo. Chi è stato molto bravo è stato Ratzinger…

Insomma, anche Ratzinger chiuse entrambi gli occhi…

È stato accusato di un solo episodio: quando era arcivescovo di Monaco, sotto il suo arcivescovado, un prete pedofilo è stato semplicemente spostato invece di essere punito. Ratzinger disse: è vero, è stata fatta una cosa sbagliata. Io non ne sapevo niente, però in quanto arcivescovo ne ero comunque responsabile e ha chiesto scusa.

Anni fa disse che Papa Francesco è stato una sciagura…

Più o meno dissi così…

Perché?

Perché Papa Francesco era soprattutto attento a sé stesso, voleva diventare una star, e lo è diventata, andava in televisione, diceva quello che gli altri volevano sentirsi dire: Così ha avuto un grande successo mediatico, ma  è stato pessimo nella conduzione della Chiesa, ed era anche di modeste capacità culturali e intellettuali. In lui ha prevalso l’Io, e il successo personale.

Come mai si è dimessa dall’Osservatore Romano? Cos’è successo con il direttore Andrea Monda. Lotta di egocentrismo tra voi due?

Nessuna lotta diretta tra noi. Dirigevo una rivista mensile che si chiamava “Donna Chiesa Mondo”, legata all’Osservatore romano. La redazione era molto composita, e il lavoro che facevamo era davvero impegnativo perché dietro c’era studio, riflessione, confronto libero, pur sapendo e conoscendo quali erano i confini che non dovevamo superare. La rivista è stata fondata durante il pontificato di Benedetto XVI, che ci ha sempre lasciato una grande libertà.

Ricordo che una volta facemmo un’inchiesta sul fatto che alcuni prelati, che vivevano in Vaticano, trattavano le suore come delle serve; scoprimmo, inoltre, da alcune confidenze, che alcune, soprattutto fuori della Curia, non solo lavoravano gratis ma anche subivano molestie sessuali e perfino, se incinte, venivano portate ad abortire con i soldi della Chiesa. Avvertii di questa situazione pericolosa il cardinale Becciu, che era il nostro superiore, dicendogli: fate voi un’inchiesta vera, mettete nella commissione anche delle suore perché se ci sono solo preti non viene fuori niente. Se fate venire fuori voi la notizia, almeno potete mettere le mani avanti… Lui avvertì subito il Papa, ma, alla fine, non se ne fece nulla…

Poi cosa è successo?

Quando è arrivato il nuovo direttore dell’Osservatore romano, Monda, ci disse subito che avrebbe partecipato sempre alle nostre riunioni, e che avrebbe messo delle donne, da lui scelte, a affiancarci. In pratica, avevamo perso la nostra autonomia e indipendenza. La redazione si riunì in una saletta di un bar, lontane da orecchi indiscreti, per decidere il da farsi: votammo tutte le dimissioni. E nell’ultimo numero inserimmo l’articolo sugli abusi alle suore. Per evitare che il Vaticano influenzasse i giornali italiani, costringendoli al silenzio, demmo l’esclusiva della notizia delle nostre dimissioni ad una giornalista americana della Associated Press. Fu una bomba mediatica a livello mondiale: in tal modo spiazzammo il papa e la stampa italiana, sempre sensibile a non disturbare il Vaticano.

Papa Francesco come reagì?

Era furibondo!

E Monda?

Non saprei, certo l’avranno accusato di non aver saputo gestire la situazione.

Cosa è successo tra Becciu e papa Francesco?

Non lo so con certezza, sicuramente aver toccato il tema delle violenze sessuali sulle suore non gli ha giovato.

Pensa ancora, a distanza di tre anni, che “…il punto di vista del generale Vannacci non sembra omofobo e razzista… Esprime piuttosto un pensiero conservatore, condiviso da moltissime persone e suffragato dal buon senso…”?

Intanto lo dissi a proposito del suo primo libro: in quel volume c’erano moltissime riflessioni banali, cose che le persone pensavano – come che esistevano le donne e gli uomini – ma non osavano più dire per paura del politicamente corretto. Bastava semplicemente ignorare il libro, e non dargli troppa importanza, e il generale Vannacci sarebbe scomparso dalla scena politica. E sono del parere, inoltre, che i russi abbiano comprato tutte quelle copie per farne un caso.

Voterebbe mai questo centro-destra, così mediocre e retrogrado?

Non so chi voterò, ma trovo altrettanto mediocri e retrogradi i progressisti.

Quasi un anno fa pubblica un libro che si intitola: “Ebrei senza saperlo”. Che rapporto aveva con il mondo ebraico prima di scoprire le sue origini?

Un rapporto ottimo, ma non ho mai pensato lontanamente che nella mia famiglia ci fosse un qualche legame con il mondo ebraico.

Cosa non sopporta del mondo ebraico?

Non ci sono degli aspetti che non sopporto, al massimo posso dire che ci sono delle persone che non mi sono simpatiche, ma niente di più.

Come mai, a parte qualche rara eccezione, gli ebrei fanno fatica a dire che in Palestina sia in corso un genocidio?

Io penso che non sia in corso un genocidio, e non lo dico perché sono, per un piccolissimo pezzo, ebrea… È una strage, sì, sicuramente, ma genocidio vuol dire uccidere un popolo. La popolazione palestinese è in costante aumento, e solo in Israele, per fare un numero, vivono oltre due milioni di palestinesi contenti, e con rappresentati alla Knesset. Al massimo, potremmo dire che è in corso un genocidio dei gazawi, ma non dei palestinesi.

Mi scusi, cosa deve accadere perché si possa usare la parola genocidio. Bisogna radere al suolo completamente Gaza?

Io penso che il genocidio ci sia quando c’è l’intenzione di cancellare una intera popolazione dalla faccia della terra, e li si ammazza per ammazzare, proprio com’è stato fatto con gli ebrei con i forni crematori. Gli ebrei non sono morti come vittime di guerra, ma come oggetto di una furia genocida. Questa che è stata ed è in parte in corso a Gaza è certo una guerra feroce, ferocissima, dove tante donne e bambini sono stati ammazzati, ma perché sono stati usati come scudo umano da Hamas. Una guerra. Lei deve ricordare che all’inizio della guerra i capi di Hamas avevano dichiarato: più palestinesi muoiono meglio è per la causa. Bastava che restituissero gli ostaggi che la guerra si sarebbe fermata. Neanche papa Francesco ha avuto il coraggio di dire ad Hamas: restituite gli ostaggi e finisce la guerra… Poi se lei mi dice che Ben Gvir vuole ammazzare tutti i palestinesi, mi trova d’accordo. E spero vivamente che non vincano di nuovo loro alle prossime elezioni.

Cos’è, per lei, Netanyahu? Un criminale corrotto, come dicono, giustamente, in tanti?

Nel furore della battaglia politica non si può capire.

Lo voterebbe?

No, se potessi voterei il generale Eisenkot…


Cosa pensa di Francesca Albanese?

Malissimo. Penso sia una persona fanatica e opportunista!

Perché?

Perché sugli ebrei ha detto delle cose spiegabili solo con un’ignoranza crassa…e ha osato negare le violenze sessuali del 7 ottobre documentate dagli stessi aggressori.

Da un punto di vista intellettuale, cosa lascia lei in eredità, se lascia, poi, qualcosa…?

Io vorrei aver insegnato la libertà di pensare con coraggio, senza seguire le ondate di moda ideologiche, e senza fanatismo…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Questo si chiuderà in 0 secondi

Copy - SOSTIENI PERFIDE INTERVISTE

I GIORNALI TI ANNOIANO?

SE VUOI INTERVISTE

VERE E SENZA FILTRI

SOSTIENI PERFIDE INTERVISTE

♥ FAI UNA DONAZIONE

Questo si chiuderà in 0 secondi

Torna in alto