Nel desolante panorama culturale della nostra destra – sempre più famelica di incarichi e nomi da piazzare, ma al contempo, arida di idee e contenuti di natura intellettuale ā spicca il nome di Marcello Veneziani che, con i suoi scritti spesso polemici, e in compagnia di pochi altri battitori liberi, ĆØ uno degli ultimi moschettieri a rendere animato e frizzante il dibattito nel torbido mondo delle lettere.
CosƬ, nellāuniverso destrorso, che si tratti di grandi nomine per la guida di ministeri o enti culturali, o editoriali da compulsare, o libri da acquistare, gira che ti rigira il nome di Veneziani ĆØ sempre il primo che ti viene alla mente, chissĆ perchĆ©ā¦
Mi son detto: con questa armata Brancaleone al governo, non sarà giunto il momento di incontrarlo e tratteggiare la figura del maître à penser di destra?
Intervistare Veneziani non ĆØ stato per nulla facile, diciamolo subito. Quando mi sono presentato al telefono, mi ha chiesto subito chi fossi e per quale testata scrivessi.
Ovviamente il sito www.perfideinterviste.it non lo conosceva. Ha nicchiato, allāinizio, e mi ha rimandato ad altre date, periodi, ma il suo nome, nonostante i mesi volassero, frullava sempre nella mia testa. CosƬ ho insistito e in un gelido pomeriggio romano, nel cuore della bolgia trasteverina, Veneziani, pur con fare sornione e circospetto, tipico di un gatto allergico agli sconosciuti, si ĆØ sottoposto ad un interrogatorio durato circa due ore.
Ha una certa ritrosia a parlare dei cazzi suoi, ma del resto con oltre cento conferenze allāanno, in giro per lāItalia a raccontare i suoi maestri, le sue fisime e le idiosincrasie per la cultura ufficiale, tenerlo qualche ora fermo su un divano ĆØ opera faticosaā¦
Nonostante un velo di superbia, qualche diplomazia e piccole reticenze, lāuomo di Bisceglie ha voluto sistemare un poā i conti (in primis con sĆ© stesso facendo qualche mea culpa), svelare ambiguitĆ , ridimensionare certi idoli e certe mode della sinistra, e prendere meritoriamente a sberle qualche destroide. E, giunto al suo crepuscolo anagrafico, sono sicuro che qualche suo libro, o più semplicemente un articolo, ci daranno ancora da pensareā¦
* * *

Marcello Veneziani, pugliese, settantenne, o quasi, se non sbaglio. Che ricordi ha della sua Puglia, di quando, insomma, era un brutto anatroccolo?
Dei ricordi molto vivi, anche perché gli anni più significativi sono quelli iniziali. Ora che mi ci fa pensare, come non ricordare il mare di Bisceglie, le partite di calcio interminabili, il mio tifo per la Fiorentina e, ovviamente, la mia famiglia, per la quale ho sempre avuto una venerazione assoluta. à tutto un mondo, quello che le ho appena descritto, che ti rimane conficcato per sempre.
Chi erano i suoi genitori?
Mio padre era uno studioso di Filosofia e un preside di liceo, mia madre, invece, dopo aver insegnato Lettere, si ritirò perché, nel frattempo, doveva allevare quattro figli. Se devo rimproverare loro qualcosa è che mi assecondavano in tutto.
In che senso? Preferiva le catene, e il controllo asfissiante?
Col senno di poi dico che avrebbero dovuto a volte indirizzarmi, saper dire qualche no, e invece mi lasciavano fare, erano molto permissivi, anche se io non ho abusato della libertĆ .
Da chi ha imparato di più?
Nessuno dei due con me ha fatto lāinsegnante e lāeducatore, però il loro esempio, il loro modello, i libri che avevamo in casa, lāaria che respiravo, mi hanno lasciato unāimpronta. Soprattutto lāesempio paterno. Non a caso, poi, mi sono laureato in Filosofia, seguendo un poā il suo percorso, la sua inattitudine alla vita pratica e al saperci fare e pure le sue passioni: il calcio, il mare, la campagna, la frutta… Per il resto ho preso da mia madre.
Quando ha capito che doveva togliersi dalle palle e fuggire nella grande metropoli?
In realtĆ , lāho capito prestissimo, nel senso che volevo fare qualcosa che, come può ben immaginare, era incompatibile con lo stare nel piccolo paese. Lāidea di Roma, quindi, mi ĆØ venuta molto presto. La prima aspirazione era quella di fare il calciatore, ma, essendo un calciatore fallito, ho ripiegato sul giornalismo, sulla scrittura e, naturalmente, sul pensiero. Non riuscii come ala sinistra, cosƬ ripiegai sulla mente destra.

PerchƩ le stava sul cazzo il Sessantotto? Per mero principio?
Sin da quando cāera il Sessantotto, io mi sentivo istintivamente dallāaltra parte. Quando, ad esempio, vidi i contestatori che lanciarono le uova fuori dal Teatro della Scala, io feci un tema a scuola in cui scrissi che le uova marce non sono delle idee. La differenza tra me e loro era essenzialmente questa: loro contestavano i loro padri, io contestavo il mio tempo.
Si sentiva giĆ vecchio, alloraā¦! Più di quanto non lo sia oraā¦
Mi sentivo giĆ saggio, che ĆØ diverso. Ma sognavo a mio modo rivoluzioni, conservatrici, trasgressioni ma nel senso opposto della tradizione…
Chi non sopportava di quella generazione sinistrorsa che, poi, ha fatto carriera, spesso senza meriti, e nei giornali e nelle universitĆ ?
Non ho mai avuto avversioni di tipo personale; era il tipo umano che mi dava fastidio, ed erano troppi, francamente. Col tempo, alcuni di questi li ho anche conosciuti e i rapporti, poi, sono anche cambiati, diventando delle amicizie, pur nel legittimo dissenso che ancora oggi persiste.
Tipo?
Mughini, Cacciari, Tronti, Cassano, Mario Capanna, tanto per fare degli esempiā¦

Da dove nasce il suo amore per gli intellettuali conservatori, emarginati? Si identificava con la loro storia? O, perlomeno, provava a farloā¦
Tutto, probabilmente, ĆØ nato col Sessantotto. Ero diventato un contestatore dei contestatori che si opponevano allāautoritĆ , ai padri, alla tradizione; per me, era un buon motivo per leggere e capire tutto quello che veniva da loro criticato e contestato. Mi sono innamorato di certi autori, quindi, andando controcorrente. Più erano maledetti e più mi incuriosivano. Mi laureai in filosofia con una tesi su Julius Evola… Inevitabile, amando certi autori, considerare i miei contemporanei dei pigmei rispetto ai giganti del passato.
Lei, Tarchi, Cardini, Solinas, e pochissimi altri, siete, da tempo, i cantori di una cultura conservatrice, avventuriera, un poā anarcoide, che, in Italia, fa fatica a sedimentarsi. Dove sbagliate? Mancate di autorevolezza? Non può sempre essere colpa della sinistraā¦!
Abbiamo itinerari diversi, non uniformi; e il potere culturale, in Italia, è rimasto nelle mani di un ceto proveniente dal mondo marxista, progressista e radicale. Io ho sempre detto che chi veniva definito intellettuale di destra aveva un problema doppio perché a destra non ti perdonavano di essere intellettuale e fra gli intellettuali non ti perdonavano di essere di destra. Per tutta la vita ho vissuto un disagio bilaterale.
In questo bilateralismo, lei più masochista o sadico?
Diciamo che le due parti convivono in perfetto equilibrio. Le due tendenze mi piace coltivarle contemporaneamente, nella speranza che gli opposti si annullino a vicenda…
In una recente intervista, ha parlato di mafia culturale perpetrata dalla sinistraā¦
SƬ, confermo. Mi riferisco in particolare ai criteri di selezione nelle universitĆ , nellāeditoria, nella stampa, nelle giurie e nei premi letterari. E i criteri di selezione sono di tipo mafioso perchĆ© prescindono dalla qualitĆ dei tuoi scritti, conta lāaffiliazione, la cosca di riferimento, gli amichetti. Sei considerato da loro un oggettivo ostacolo, un nemico da cancellare o da ignorare.
CāĆØ ancora questa mafia, secondo lei?
Assolutamente sƬ, e non dico nulla di nuovo. GiĆ duecento anni fa ne parlava Leopardi, ĆØ una consorteria, una camorra letteraria, e ideologicaā¦
Anche lei, quindi, ĆØ vanitoso al punto da bramare premi che, ad essere onesti, non fanno guadagnare un cazzo?
No, francamente, ai premi – come dice Petrolini- non ci tengo nĆ© āci tesi maiā.
A Sabelli Fioretti ha detto, nel lontano 2006, che la parola fascista le piaceva, perchĆ© le dava lāidea di libertĆ e trasgressione. Era solo un modo, il suo, di fare lāinutile bastian contrario?
Era un modo per rappresentare il mio spirito controcorrente rispetto agli altri; non sono mai riuscito a separare questa diversa lettura del fascismo dallāidea di libertĆ . Probabilmente, ho detto più volte, se fossi nato e cresciuto sotto il regime fascista, sarei stato un dissidente o un antifascista. Dubito che molti degli antifascisti di oggi sarebbero stati antifascisti in quellāepoca. Forse questa ĆØ la differenza.

Amava la trasgressione intellettuale, la libertĆ , autori incendiari, e poi, però, ha iniziato a lavorare per il Tempo, diretto da quel democristiano di Gianni Letta, tutto lāopposto di quello che sentiva e cercava⦠Incoerenza allo stato puroā¦!
Ma no, affatto. Il Tempo era un giornale conservatore, ed era uno dei pochi quotidiani in cui potevano scrivere persone che la pensavano come me. Le pagine culturali del giornale, guidate da Gianfranceschi, erano fatte bene, con delle firme illustri, a partire da Augusto del Noce.
Qual ĆØ stata lāesperienza più fallimentare che ricorda, negli anni in cui ha scritto e fondato giornali, settimanali?
Nei giornali, nessun fallimento in particolare. Sono state tutte esperienze che hanno avuto un senso e hanno lasciato un segno, almeno su di me. Sono andato via spesso dai quotidiani per scelta, per inquietudine, per il gusto di andare controcorrente. Mi sentivo uno straniero un poā dappertutto, un homeless del giornalismo; in altre, invece, sono stato defenestrato. Non mi sono mai pentito di nulla, neanche quando ho scritto sullāUnitĆ , su Repubblicaā¦
Che cāentrava lei, con Repubblica? Anche lei uno dei tanti cortigiani di Scalfari?
Furono loro a contattarmi, in realtĆ . Antonio Polito, che allāepoca era uno dei vicedirettori del giornale, su incarico di Scalfari, mi chiamò per propormi una collaborazione. Io scrissi per un annetto, anche articoli abbastanza scandalosi per la Repubblica, come la mia difesa di Pasolini reazionario antimoderno, che fu criticata sul Corriere della sera da Maria Antonietta Macciocchi ed Enzo Siciliano. Erano tempi abbastanza trasgressivi, in cui erano possibili questi incroci pericolosi. Poi arrivò Ezio Mauro e tagliò queste eresie, rialzò i muri tra destra e sinistra.
Come mai? Chi glielo comunicò?
Mi avevano commissionato un articolo per il VenerdƬ, io lāavevo scritto, mi telefonò un redattore, credo che fosse Recanatesi, per revocarmi la richiesta dellāarticolo e dunque sāinterrompeva la collaborazione.

Ha passato una vita a provare a seminare dubbi, incertezze esistenziali, e poi finisce per collaborare con un quotidiano che si chiama āLa VeritĆ ā. Eufemisticamente parlando, una scelta bizzarra, la sua⦠O no?
Chiaramente, non sono io a decidere le testate su cui scrivo: io rispondo solo dei miei contenuti. Certo, nessun giornale può definirsi La Verità , se non con una certa dose di ironia, alludendo alla Pravda sovietica..
Beh, Belpietro, con quel ghigno e quella faccia, tutto ĆØ fuorchĆ© ironico o autoironicoā¦
Magari, ĆØ stato involontariamente ironicoā¦
Le piace come giornale, o vi scrive solo per sfamarsi?
Fondamentalmente ĆØ un giornale libero, anche se non sempre sono dāaccordo. Ad oggi, però, ĆØ il giornale che riflette e rispecchia di più le mie opinioni.
Non le sta sulle palle Belpietro?
No, ho un buon rapporto con lui; devo dire che i migliori rapporti con i direttori sono quelli inesistenti. Tutto va a ruota libera, con tacito assenso.
Tipo?
Con Feltri siamo andati dāamore e dāaccordo per tanti anni semplicemente non sentendoci, non vedendoci, non confrontandoci.
Giano Accame ha detto che lei ĆØ il Prezzolini della nuova generazione. LāavrĆ detto per amicizia nei suoi confronti? O ĆØ una vera e propria puttanata?
Nessuna delle due, era realmente convinto, me lo diceva anche in privato e dopo aver fatto delle conferenze insieme.
Però lei, a differenza di Prezzolini, non è assolutamente un apota?
Invece, ora che ci penso, un poā lo sono stato, perchĆ© non mi sono mai identificato con nessuno e in nessuna cultura politica che poi ĆØ diventata cultura di governo.

Come mai finƬ nel cda della Rai? Altro fallimento? Non cāentrava niente con la televisione, lei sempre cosƬ chino sui libriā¦!
In realtĆ , stavo facendo da poco un programma, anche con buoni ascolti, su Rai2. Come un fulmine a ciel sereno, mi arriva la chiamata in cui mi si annuncia la nomina nel Cda come consigliere. Illusoriamente, accettai perchĆ© pensavo di poter incidere e fare qualcosa di utile per la Rai. Credevo ancora a una riforma culturale della Rai. Fu un triennio, in veritĆ , molto operoso ma alla fine trascorso invano perchĆ© tutto finƬ nel dimenticatoio. Mi sono pentito tantissimo di aver fatto quellāesperienza perchĆ© quando stai in Rai hai unāimmagine davvero negativaā¦
PerchƩ?
PerchƩ ti considerano un satrapo, un privilegiato, un satiro che si fa tutte le donne che passano da Viale Mazzini.
Chi la chiamò per farle questa proposta sciagurata?
Mi chiamarono prima Fini, poi Casini, infine la comunicazione ufficiale a nome di Pera, presidente del Senato, me la fece il suo assistente, Gaetano Quagliariello. I primi due mi dissero che si era deciso di fare un cda di intellettuali, rappresentanti le aree culturali, presieduto da Paolo Mieli, che poi rinunciò; io avrei rappresentato lāarea di destra. Fini aggiunse pure, e per una volta fu sincero, che lui avrebbe preferito un altro criterio, non quello delle aree culturali, ma scelto quello avevano optato per me.
Che rapporti ebbe con una sinistroide come la Annunziata, che, in quel Consiglio, era addirittura la presidente?
Buoni, finchĆ© restò alla presidenza, subentrando a Mieli. Poi si dimise in malo modo, accusando il governo, il cda stesso con cui collaboravamo bene. In seguito scoprimmo che aveva siglato sin dallāinizio un contratto col Ministero competente che non portò mai in cda, in base al quale aveva la facoltĆ di dimettersi riscuotendo però lāintero importo di tutto il suo mandato, io lo scoprƬ e lo pubblicai sui giornali, nel silenzio assordante di tutti i media…
Come finƬ?
A lei fu bloccato lāimporto non dovuto, che poi recuperò quando gli fu affidato il programma in tv, e fu pagata anche per i diritti dāautore sul format.
Chi erano quelli che hanno cercato, allisciandola e leccando le sue pantofole, una sua sponda, per raccomandare troie travestite da soubrettes o incompetenti?
Ci hanno provato in molti, ad essere sincero, ma non hanno trovato terreno fertile. Una delle cose più belle che ricordo di quel periodo ĆØ stato quando uscƬ una intercettazione sui giornaliā¦
E quindi?
Due persone importanti, che per caritĆ di patria non voglio citare, parlavano di come piazzare delle persone in Rai. Ad un certo punto uno dice allāaltro: ĆØ inutile che ci provi con Veneziani perchĆ© tanto ālui pensa solo ai cazzi della cultura,ā nel senso che non mi occupavo di nomine, o di attricette ma di strategie, di nuovi canali, di politiche culturaliā¦
I più famelici erano a destra o a sinistra?
Ugualmente ripartiti perchĆ© alcuni lo erano in quanto storicamente abituati, altri perchĆ© storicamente affamatiā¦
SƬ, però, stando in Rai, sarĆ diventato allāimprovviso bello e affascinante. O no? Ne avrĆ avute di sbandate, suvviaā¦
Non ho mai confuso i due piani, ho continuato a frequentare chi giĆ frequentavo prima di essere consigliere.
AvrĆ avuto qualche delirio di onnipotenza?
Il delirio no, ma la sensazione di avere un certo potere, sicuramente sƬ.

I suoi libri, sebbene interessanti, non vendono alla maniera di Cazzullo; sui giornali si guadagna poco. Come fa a campare? Ć ricco di famiglia, vive di stenti, si fa mantenere?
Non sia cosƬ tragico, editori e giornali mi trattano decorosamente. Riesco a vivere anche grazie allāattivitĆ di autore, e a vivere anche bene. Faccio una saggistica totalmente diversa da quella di Cazzullo, non si possono paragonare i generi; nel mio genere vendere in media diecimila copie a libro non ĆØ poco.
Non le piace la saggistica di Cazzullo?
Ć un altro tipo, la sua ĆØ unāeditoria commerciale che non toglie libri alla cultura alta, ma si rivolge a non lettori o ipo-lettori, un pubblico diverso. Anche nellāeditoria cāĆØ la scuola elementare e poi cāĆØ il liceo, lāuniversitĆ …
Non leggerebbe mai i libri di Cazzullo?
Non posso leggere tutto e di tutto, devo essere selettivo; non sono oggettivamente interessato a quel tipo di saggi divulgativi.
Prova invidia dinanzi al suo successo editoriale?
PerchĆ© dovrei? Abbiamo finalitĆ diverse, ci rivolgiamo a piani diversi, ĆØ come se invidiassi Sinner…Ma se non gioco a tennis, che cāentra?

Che rapporto ha con il denaro?
Ho un rapporto da realista e da contadino. Il denaro, per me, ĆØ un mezzo, utile, concreto, per comprare casa, fare viaggi, acquistare oggetti e libri. Il potere finanziario non mi ha mai interessato, a vanitĆ nemmeno. Auto, gioielli, lussi vari non mi riguardano.
In un divertente e simbolico gioco della torre, che Sabelli Fioretti le ha fatto, ha detto: āButto Mughini perchĆ© ĆØ juventino e poi perchĆ© ha quelli occhiali che danno fastidio alla mia vistaā. Lo trova ancora insopportabile, Mughini?
Ma no, era una battuta amichevole, non mi era insopportabile neanche allora. Come ho detto anche prima, Giampiero, sebbene distante da me intellettualmente e culturalmente, ĆØ un caro amico, nonostante ci si veda e senta pochissimo. Gli voglio bene.
Quali suoi libri ha apprezzato?
Quello su Telesio Interlandi lo trovai interessante, e altri tre o quattro libri, mi piace il suo collezionismo, i suoi Amarcord, il suo amore per i libri. Sono ovviamente testimonianze di un giornalista, ma di un giornalista colto.
Non lo considera un intellettuale?
Certo, un giornalista intellettuale, non penso che lui si giudichi diversamente, un opinionista versatile, dalla Storia del Novecento al calcio, dal libro agli show televisivi.

Che talento ruberebbe a Giordano Bruno Guerri?
Siamo molto diversi, abbiamo intrapreso strade opposte, gli riconosco il pregio di aver scritto delle biografie molto belle, penso a quella su Bottai, Marinetti, Mussolini e DāAnnunzio. Detto questo, non gli ruberei nessun talento! Lui frequenta la storia, io il pensiero; abbiamo inclinazioni diverse.
CāĆØ un intellettuale che invidia in Italia?
No, e anche se non me ne rendo conto, magari cova in me unāimplicita presunzione, con punte di mitomania…
Quali sono i libri più brutti che ha scritto?
Brutti non so ma quelli più vicini alla politica non li ripubblicherei, anche quelli che ebbero tanto successo, come La cultura della destra; non li scriverei di più⦠Mi pare tempo perso!
Me ne dica alcuni, su, che cestinerebbe?
No, cestinarli no, ma ho lasciato cadere nellāoblio alcuni libri giovanili, e il suddetto libro che mi commissionò Laterza e andò in classifica ai primi posti per varie settimane.
Da anni, i suoi libri sono pubblicati dalla Marsilio. Come mai Adelphi lāha sempre snobbata? La consideravano un intellettuale minore, troppo āfascioā? Eppure, le vostre traiettorie non sono poi cosƬ distanti.
Non so, bisognerebbe chiederlo a loro⦠Probabilmente il mio marchio intellettuale era considerato incompatibile. In fondo, Adelphi ha saputo navigare bene nei mari della cultura italiana: pubblicava autori importanti, ma mai al punto che potessero offrire il fianco e si potesse dire: ah, si è spostata a destra⦠Ha preferito navigare tra autori impolitici, ed io ero invece percepito come autore impegnato sul piano (meta)politico.

Quali direttori, nella sua lunga carriera da editorialista, ha disprezzato? Chi è stato quello più liberticida?
Ho scritto su una marea di giornali, e mi sono legato lungo la mia vita a cinque sei giornali, dunque sono stato infedele o epurato. Probabilmente, ho avuto più problemi con gli editori che con i direttori. I direttori forti mi hanno sempre lasciato libero.
Come mai Alessandro Sallusti, nel 2015, la licenziò dal Giornale? Lei, cosa aveva combinato?
Io, nulla, in realtĆ . Formalmente non si trattava di un licenziamento, ma di un prepensionamento per lo stato di crisi del giornale; nella pratica fu un vero e proprio siluro perchĆ© esprimevo posizioni non proprio omogenee rispetto al berlusconismo. Lāunica avvisaglia che avevo avuto, prima di essere scacciato, avvenne qualche mese prima. Sallusti mi telefonò dicendo stranamente: Marcello, scrivi quello che vuoi, ma lascia stare la signora (Francesca Pascale). Ovviamente, quando me ne andai, denunciai la cosa.
Scrivendo cosa?
Dissi che non era un semplice prepensionamento ma una defenestrazione vera e propria; fino a pochi giorni prima lo stesso direttore mi diceva che la mia rubrica era la più letta del Giornale, era pieno di elogi. Poi il contrordine…
Cosa scrisse contro la Pascale di cosƬ diabolico?
Non ricordo bene, mi pare un paio di battute sui suoi orientamenti politici legati al Gay pride, qualche ironia sui cagnolini trattati allo stesso modo dei cortigiani del berlusconismo. Con Feltri, probabilmente, non sarebbe mai successo.
Reputa Sallusti un debole, quindi?
I direttori come i premier hanno vita lunga se, come si dice da noi, attaccano lāasino dove vuole il padrone. Per questo ho diretto solo giornali che ho fondato io.

Lei non sopporta i froci?
Non ho mai avuto nessun problema di questo tipo. Ho sempre contestato la rilevanza pubblica, la retorica gay e trans e il ruolo ideologico che viene dato alle battaglie omosessuali e transessuali. Ho difeso sempre la famiglia, ma non ho mai offeso i gay. Lāostentazione degli orientamenti sessuali, la creazione di lobby ad hoc, fatte per portare avanti certe sfide ideologiche, ecco, questo, non mi piace, e lo critico pubblicamente. Poi le scelte intime, personali ognuno ĆØ libero di viverle come crede.
Con quali editori ha avuto più problemi?
Berlusconi, ma solo alla fine, in passato avevo persino detto che non sarei andato a votare, criticavo il berlusconismo; poi ricordo Caltagirone, il Corriere della seraā¦
Lui cāĆØ sempre: cosa aveva scritto contro Caltagirone?
Avevo assunto delle posizioni critiche contro il partito di Casini. La mia collaborazione ai suoi quotidiani saltò da un giorno allāaltro, dopo che mi avevano proposto di passare definitivamente al Messaggero. Poi, ricordo, saltò per due volte il mio passaggio al Corriere della Seraā¦
Racconti.
De Bortoli mi convocò a Milano e mi propose di entrare al Corriere; portò la proposta allāallora Cda insieme allāassunzione di Riotta, ma la mia fu bocciata, mentre quella di Riotta, se ben ricordo, passò.
Ha mai capito chi bloccò la sua nomina?
No, non lo so, ma anche unāaltra volta sāinterruppe, in seguito, la mia breve collaborazione al Corsera, presumo per la stessa fonte.

Montanelli, Bettiza e Feltri, sono stati i veri grandi del giornalismo di destra o di qualcosa simile.
Feltri, forte dei risultati nelle vendite, riparava le sue firme dalle ingerenze degli editori e lasciava sempre massima libertĆ , al più affiancava al tuo pezzo uno di parere contrario. In quel tempo era un poā il Bossi del giornalismo: aveva un fiuto pazzesco per gli umori popolari e i gusti dei lettori. Bettiza lāho conosciuto poco, frequentava altri mondi. Di lui ho un ricordo particolare: una volta eravamo ad un convegno, a Genova. Venimmo a sapere della morte di Ernst Junger: lui non ne sapeva praticamente nulla, e la Stampa gli aveva commissionato un pezzo. Mi prese da parte e chiese delle informazioni: lāindomani scrisse un pezzo magistrale. Montanelli ĆØ stato il numero uno, ineguagliabile. Quando ti parlava, magari ti diceva: Pirandello mi ha detto, Hitler mi rispose.. I suoi pezzi erano musica, era bravissimo nei ritratti, anche quelli non veritieri.
Era anche un grande bugiardo, sennò ne facciamo un santinoā¦!
A volte sƬ, un grande bugiardo. A volte faceva dei reportage senza essere stato realmente in quel posto, ma lui, a differenza dei colleghi che magari vi erano stati, sapeva raccontarteli meglio di quelli che glielāavevano raccontato a lui.
Non prova vergogna, lei sempre cosƬ snob e con la puzza sotto al naso, per questa pseudo destra al governo?
Ho dei motivi di dissenso, ma non di vergogna. Questo ĆØ il clima, questa ĆØ la politica, anche altrove.
Lei è più fascista o meloniano?
Nessuno dei due. Ho un giudizio diverso rispetto a quello corrente in tema di fascismo; nei confronti della Meloni ho unāistintiva simpatia e la conosco da più di ventāanni, ma dissento per alcune scelte che ha fattoā¦
Tipo?
In politica estera, per esempio, nella scelta della sua classe politica, nella mancata coerenza con i programmi iniziali, salvo recuperare nei comizi; ma so bene che può restare al governo solo a quelle condizioni, altrimenti la fanno smammare. Anzi, non lāavrebbero fatta nemmeno entrare: lo scrissi sin da quando vinse le elezioni.

Non pensa che la grandissima colpa della Meloni, oltre alla sua cronica allergia alle critiche, sia quella di essersi scelta una classe dirigente imbarazzante, mediocre?
Il problema ĆØ che non ha scelto, segue il criterio della fedeltĆ e dellāappartenenza al suo clan. Ha una classe dirigente mediamente modesta come modesta ĆØ buona parte della compagine di governo. Ma gli avversari e gli alleati non stanno messi meglio.
Ć una colpa non aver scelto!
Avrebbe dovuto lavorarci prima di andare al governo, formare una vera classe dirigente, e non solo una claque di fedelissimi militanti e poco altro.
Ma se lāalternativa sono i tecnici o quelli che stanno ora allāopposizione, lunga vita alla Meloni, Giorgia for ever.
Dio, patria e famiglia, pseudo valori incarnati da una destra ipocrita e menzognera quanto la sinistra, non pensa siano delle sciocchezze, atte a ingannare gli elettori i più tradizionalisti e resistenti ai cambiamenti della società ?
il problema dal mio punto di vista ĆØ opposto: sono principi troppo seri e fondamentali per usarli nel gioco politico-elettorale.
Chi ha distrutto, secondo lei, An? Fini e i suoi colonnelli, o Berlusconi e i suoi scherani?
Non ci si poteva aspettare che Berlusconi difendesse la destra, voleva solo usarla e averla a cuccia, sua fida alleata. Toccava a Fini e ai suoi colonnelli salvare An. Invece Fini voleva liberarsi sia della sua destra, del suo mondo, che di Berlusconi. E alla fine si sono liberati di lui, a partire dagli elettori.
Fu macchina del fango o vero scoop, quello del Giornale, in relazione alla casa di Montecarlo?
Fu scoop vero, su un fatto che gridava vendetta. Fu una ferita per i militanti che, per la destra e per il Msi avevano dato lāanima, il loro tempo, le loro risorse. Fu imperdonabile!

Fiuggi fu più una svolta o una porcata?
Fu una svolta, ma fatta in maniera inadeguata. Allāepoca dissi che avevano espulso il fascismo con un calcolo renale, con lāacqua di Fiuggi. Ma sbagliarono calcolo. Non si può passare dal āMussolini, statista del Novecentoā a ripudiarlo in quella maniera, senza approfondire, e senza distinguere tra una fondazione che avrebbe dovuto tenere viva la fiamma della storia e dellāidentitĆ (non del fascismo) e un nuovo movimento di destra nazionale e sociale, conservatrice e comunitaria. Mancò ogni rielaborazione storica.
Tutta la sinistra che conta, compresi i trombettieri delle case editrici, ĆØ adorante e in ginocchio dinanzi ai libri su Mussolini di Scurati. Lei cosa ne pensa? Li ha letti almeno o il suo ĆØ il classico pregiudizio tipico di chi critica senza leggere e documentarsi?
Si può scrivere una biografia in più volumi, ignorando i primi quarantāanni di vita di Mussolini, quando era socialista, rivoluzionario, interventista, combattente, giornalista? Poi quanti errori, a partire dalla considerazione puramente criminale di un uomo e di un regime: come dire che gli storici che se ne sono occupati hanno perso tempo, era pura delinquenza. E se un pazzo delinquente ha goduto cosƬ a lungo del consenso internazionale, popolare e culturale, vuol dire che erano scemi e complici tutti quanti, statisti, scrittori, storici, popolo italiano? I giudizi storici vanno articolati, altrimenti si giudica da psicopatici…
Fa molto uso dei social, ormai sono la sua vetrina quotidiana⦠Ha paura di essere censurato? Come mai sente la necessità di scrivere in maniera così bulimica e dire la sua su ogni, come fosse un tuttologo?
Che io sia bulimico, incontinente nella scrittura è verissimo. Mi piace scrivere, forse troppo. Però quello che lei vede sui social rimbalza da quel che scrivo sui giornali, da Panorama a La Verità .
Non pensa che sparire, a volte, la possa rendere più interessante e desiderabile?
Forse, ma non ci riesco. Però faccio come Machiavelli: mi sporco nella vita quotidiana, e a volte nelle polemiche del giorno, anche se me ne occupo sempre meno; però, quando entro nel mio studio, mi spoglio da questa veste sporca, entro nel colloquio con i grandi del pensiero e scrivo libri oltre il rumore e lāaffanno della quotidianitĆ .
Ha scritto, e scrive tanto⦠Si è mai pentito di aver denigrato o offeso qualcuno?
A volte mi lascio prendere la mano dal gusto di una battuta o dalla vena polemica. Se ho offeso qualcuno mi pento e mi dolgo.
Quando scrive i suoi libri, cāĆØ sempre la sensazione, a volte netta, che nella sua mente ci sia una sorta di masturbazione, come se scrivere fosse lāunica cosa che conta e che la fa godere⦠Mi sbaglio?
SarĆ come dice lei, però, dal riscontro che ho, non ĆØ, per fortuna, unāattivitĆ solitaria, la pratichiamo in tanti, con una certa assiduitĆ . SarĆ magari una setta di… Onan, di qualche migliaio di persone, che segue e legge i miei libri.

Ezra Pound, opera di Stefano Natale
Quando si separa dalla sua prima moglie, arriva ad un passo dalla depressione, così racconta. La sua ex, addirittura, le rovina i libri, li brucia, o glieli fa sparire⦠Marcello, cosa aveva combinato? Si era invaghito di qualche fica nel momento in cui tutti la cercavano?
Sono quelle cose che capitano a tanti uomini, solo che la sua reazione fu esagerata, tutto si sarebbe ricomposto in modo più civile. Ci furono strascichi giudiziari e di altro genereā¦
Non si vergognò di averlo scritto su Libero e reso pubblico. Si espose ad una irrisione importante e ridicolaā¦
Fu una scelta dolorosissima, ma era lāunico modo per recuperare quei libri, perchĆ© avevo vanamente fatto ricorso alle forze dellāordine e al magistrato. E quando mi annunciava che questi libri sarebbero stati incendiati, lāunica cosa che potetti fare era quello di scriverlo pubblicamente e denunciarne lo scempio, visto che nĆ© i carabinieri nĆ© i magistrati potevano intervenire in casa. E la mattanza di libri finƬ, recuperai i libri. In realtĆ il danno era assai minore di quello che mi era stato annunciato, più simbolico che reale.
Che libri erano? Se lo ricorda?
I libri che erano stati bruciati erano per esempio le Enneadi di Plotino o il CosƬ parlo Zarathustra di Nietzsche, libri cui tenevo in modo particolare, e lei lo sapeva. Ma poi tutto fu superato, dimenticato.
Da quello che ho letto, non ha mai fatto follie in amore; quando ha avuto le sue prime pulsioni sessuali?
Come tutti, nellāetĆ dellāadolescenza, ma le prime storie le ho avute dopo i diciotto anni. A differenza di quanto dichiarano di solito gli altri, non sono stato precoce ma tardivo.
Ha sempre detto a Sabelli Fioretti che, nelle faccende amorose, oltre ad essere imbranato, ĆØ sempre stato passivo; lo ĆØ ancora?
Per certi versi, sƬ. La mia ĆØ unāattitudine psicologica⦠Nei rapporti umani sono molto fatalista, se le cose devono accadere, accadono; ho poi una ritrosia allāuso attivo del telefono, non chiamo mai nessuno, non corteggio. Sono stato sempre più inseguito, più corteggiato che corteggiatore. Forse sono anche timidoā¦
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Arrivato allāautunno della sua vita, il cerchio si stringe sempre più; come se lo immagina il suo futuro?
Scrivere finchĆ© Dio mi dĆ la luce; ho un sereno rapporto con il tempo che scorre inesorabilmente, cerco di rendere fertile la malinconia dellāetĆ grave.
Si sente giĆ vecchio?
Sotto molti aspetti, mi sento vecchio, sì⦠Ma con amor fati, senza fare tragedie, lo sapevamo dallāinizio, e lāalternativa alla vecchiaia non ĆØ in fondo migliore, finchĆ© ĆØ una vecchiaia lucida e operosa…
Pensa di avere ancora qualcosa dāinteressante da dire? O ci riserverĆ sciocchezze e puttanate?
Grazie per la considerazione…Non ho certezze, però penso di avere ancora qualcosa da dire, e da scrivere. Mi sento più saggio, più lungimirante e sereno del passato. I lettori, eventualmente, mi faranno capire quando devo smettereā¦


Intervengo sullāaspetto: (i contenuti sono meno interessanti per me). Giuli nellāestetica al confronto ĆØ un genio ed un innovatore di stile. Veneziani sembra un sessantottino⦠peccato perchĆ© ĆØ uno spirito interessante.
E sempre interessante leggere quanto scrive Veneziani ..lucido e intemperante anche timido ..bravo anche l’ intevistatore
Ammiro molto Marcello Veneziani; ĆØ il mio autore preferito. Questa intervista, con diversi spunti anche strettamente personali, me lo fa apprezzare ancora di più. Complimenti allāintervistatore per le domande anche un poā impertinenti.
Accipicchia, che intervista! Un bignami della vita e del pensiero di Veneziani. Complimenti per le domande e complimenti a Veneziani per la āpazienzaā nel rispondere a tutte.
Bene. Unāintervista che ci permette di conoscere meglio il carattere e il sentire di Marcello Veneziani. Il pensiero lo apprezziamo giĆ da tempo. Ma anche lāapprendere delle sue debolezze, la sua umanitĆ , le contraddizioni, ci aiuta a stimarlo come intellettuale e come uomo.
Grazie per il regalo di questa intervista
Conosco e seguo veneziani da tempo; l’intervista ĆØ stata proprio come me l’aspettavo. ad ogni modo, grazie.