PINO STRABIOLI, UN VIGLIACCO SERIALE

Incontrai Pino Strabioli, per la prima volta, nell’estate 2017. Conoscevo la sua passione per il teatro, così gli scrissi una lettera per proporgli uno spettacolo su Pier Vittorio Tondelli; avevo scoperto, infatti, che l’autore di Rimini, Camere Separate e Pao Pao era uno degli scrittori che amava e che, forse, lo rappresentava di più.

Ad essere sincero, con all’orizzonte ombrelloni, sdraio e creme solari, mi aspettavo di essere ignorato, che nel variegato mondo di vip e svippati, sta a significare: ma chissenefrega delle tue velleità artistiche! E invece, immantinente, fu la sua risposta, così come il suo entusiasmo. Mi disse subito: amo Tondelli, vediamoci, parliamone, perché no?

Ci incontrammo in una calda mattinata d’agosto, dalle parti di via Arenula, a pochi metri dalla pigrizia, dalle scartoffie e dai segreti del Ministero di Grazia e Giustizia. Roma, ricordo, era già deserta. La voglia di scappare era tanta, dopo mesi di frastuono e caos, della città avevo le palle piene, ma alcuni impegni mi tenevano ancora incollato alla graticola capitolina.

A differenza di tante mezze calzette che si credono divinità e che ogni giorno affollano il palinsesto della tivù generalista – e solo Dio sa perché – Strabioli, vestito in maniera impeccabile, come fosse pronto a calcare un palco, mi accolse con grande affabilità e umanità.

Poi, però, come spesso accade nel cialtronesco mondo romano, il progetto finì nel dimenticatoio. Gli incontri, così come la nostra corrispondenza, divennero sempre più evanescenti, fino a sparire del tutto. L’impressione che mi lasciò, non so perché, fu comunque positiva, di una persona perbene, curiosa, molto libera, a cui non si poteva voler male.

Nel tempo, quella fiammella di curiosità non si è mai completamente spenta, anzi. Il mio interesse nei confronti di Strabioli e, soprattutto, delle sue traiettorie professionali e amicali, periodicamente, tornava a fare capolino nella mia testa.

Ogni tanto, seppur casualmente, mi capitava di incrociare la sua lillipuziana sagoma, in lontananza, da qualche parte, magari in un ristorante, oppure di vederlo in qualche timido programma di mamma Rai. Mi son chiesto, allora: non sarà il caso, a questo punto, di scrivergli di nuovo, dimenticare definitivamente Tondelli, mettergli un microfono al petto, rompergli i coglioni, come merita, e farmi raccontare un po’ la sua storia?

* * *

Pino Strabioli, ha un ricordo nitido di quando era un bambino?

Sì, il grembiule dell’asilo, anche se poi, in realtà, non l’ho mai fatto perché mia madre, casalinga, volle tenermi per sé. E ora che ci penso, una scrivania, che consumai a furia di giocarci per ore e ore. Sono stato fortunato: ho avuto un’infanzia felice…

A che età ha scoperto la passione per il cazzo?

La devo ancora scoprire…

A sessant’anni la deve ancora scoprire? Non sta messo benissimo…!

La passione per il cazzo in quanto organo di piacere non l’ho mai avuta; semmai verso l’essere umano in quanto persona. Il sesso non l’ho mai praticato tanto fisicamente, ma più di testa…

La sua, quindi, è più una masturbazione mentale, per certi versi onanistica?

Ripeto: il cazzo non l’ho contemplato neanche nella testa. Forse mi intriga più il seno di una donna.

Quindi, Pino, alla fine di tutta questa sua sega mentale, ha scopato poco. E le pesa non aver conosciuto il piacere?

Beh, sì! Tenga presente due cose: la prima è che non ho mai amato particolarmente il contatto fisico con le persone; e poi che, negli anni in cui sono stato giovane, si moriva di Aids; non c’erano le cure in grado di bloccare la malattia. Il mio migliore amico, orvietano come me, omosessuale, profondamente libero, morì giovanissimo di Aids. Ricordo ancora il suo viso quando scoprì di aver contratto l’Hiv… L’Aids, quindi, è stato un grandissimo freno, per me, per scoprire il godimento.

La sua bruttezza l’ha un po’ inibito?

Ma brutto sarà lei…!

Perché, si sente bello?

Non me ne frega un cazzo!

Ti vergognavi, tu provinciale, acerbo, e inesperto, della sua omosessualità?

Assolutamente no, perché non mi sono mai sentito provinciale, e perché erano anni in cui, paradossalmente, si era molto più liberi di oggi.

Un padre poliziotto, come l’ha presa? Ti ignorava? Ti sbeffeggiava?

Ma no, ma cosa dice?! Ma chi l’ha mandata, per caso, Vannacci? La sua sembra un’intervista di regime! Ma va, non dica sciocchezze! Nella provincia, dire: ebbene sì, mi piace il cazzo, e non la fica, non era per niente facile! Non era facile all’epoca, ma non è facile neanche adesso! Mio padre mi lasciava sempre libero, e non hai mai indagato sulle mie preferenze e gusti sessuali…

Oggi, come ben sa, il linguaggio è diventato molto più finto, ipocrita, edulcorato. Negli anni della sua ormai lontana gioventù, alle parole, seppur feroci, si dava meno peso, importanza. Ha mai sofferto, quindi, essere chiamato frocio?

Non credo mi abbiano mai chiamato così, né nella provincia dove sono cresciuto, né altrove. Lei, però, ha la fissa con questo argomento, non sopporto il politicamente corretto ma neanche l’esibizionismo della parolaccia, il linguaggio si è impoverito, immiserito. Per risponderle mi offende molto di più il giudizio a priori. Lei sta cercando di innervosirmi ma ha troppi anelli alle dita per riuscirci.

La sua omosessualità è più simile a quella di Pasolini o a quella di Paolo Poli? A chi sente più vicino?

Sono due mondi completamente diversi. Pasolini è stato profetico, illuminato e illuminante. Avevo uno sguardo acuto sulla società. Paolo Poli mi diceva sempre che lui non stava simpatico a Pasolini perché effemminato, laureato. Durante le cene si intenerivano solo quando parlavamo delle mamme, entrambe maestre. Paolo è stata, per me, una presenza importante perché, con lui, ho fatto un libro, spettacoli a teatro, programmi in televisione. Ecco, Paolo è un esempio di libertà, di non giudizio, di grande apertura mentale.

Spesso gli omosessuali fanno sempre le vittime, si sentono discriminati; cosa ne pensa delle lobby gay presenti ovunque, a partire dalla tivù?

Ma non esiste la lobby gay, ancora con questa diceria…

Massì, dai. Non è che uno si dichiara, o che la si vede fisicamente, suvvia!

Ma perché, probabilmente, ci saranno degli omosessuali più bravi degli altri…

O, semplicemente, più potenti…

È una vera cazzata, e, se esiste, io, di certo, non ne faccio parte! Sono un cane sciolto. Questa cosa dell’omosessualità mi sta annoiando…

Le donne le hanno mai provocato pulsione sessuale?

Sì, e in modo particolare, le donne molto formose, forse felliniane… Trovo molto erotica Virginia Raffaele. Ma glielo già detto: scopare mi annoia!

Ma come si fa ad annoiarsi?

Saranno pure cazzi miei…!

Le pesa, pur essendo in tivù da tanti anni ormai, non essere di certo un divo, ma, più che altro, uno sparring partner?

Scusi ma essere definito gregario di Patty Pravo, Christian De Sica, Paolo Poli, Piera degli Esposti le sembra sminuente? Stare su un palco con pezzi di storia della musica, del teatro, della cultura è un privilegio. Le emozioni vissute con Piero Angela, Maurizio Costanzo, Carla Fracci, le giornate a casa di Dario Fo, Alda Merini, Valentina Cortese non le cambierei con nessun successo al mondo.

Quali sono i suoi limiti?

I limiti uno se li deve dare: non sbroccare, non sentirsi “sto cazzo”, parola a lei tanto cara, e non avere deliri di onnipotenza…

Sì, ma ha sempre fatto la spalla…

No, mai! Ho fatto semplicemente una televisione che mi somiglia…

Nonostante le luci della ribalta e i guadagni, l’ho sempre vista e “sentita” come una persona sola. Mi sbaglio?

Sì, si sbaglia! Non mi sono mai sentito un uomo solo. Capita, anzi, che gli spazi di silenzio io me li vada proprio a cercare.

Hai dichiarato, al paludato Messaggero, di essere un vigliacco per indole: da dove nasce questa tua vigliaccheria?

È vero, delego il coraggio agli altri! E poi sono vigliacco per indole perché non voglio rinunciare a dei privilegi, che poi questo lavoro ti dà…

Quali sarebbero questi privilegi?

Beh, abitare in una casa del centro storico, è impagabile; guadagnare più di un professore.

Quanto guadagna?

Ma di certo non glielo vengo a dire! Comunque, molto poco rispetto a quelli che vengono considerati divi.

Prima ha fatto dei nomi importanti. Si è mai sentito un miracolato?

No, per niente. Tutto quello che ho fatto, me lo sono guadagnato e meritato, e senza fare troppa fatica. Detesto quelli che dicono “dio, quanto ho dovuto sudare”, oppure “madonna, quanto ho sofferto!”.

Per diciassette anni, se non erro, è stato l’amante di un regista; le è tornato utile per fare carriera?

Ma per niente! È che non mi andava, come fanno tanti, di dire “no, sai, l’ho conosciuto per caso, o per strada!”. Mi è tornato utile perché ho imparato i rudimenti dei mestieri, e non perché mi ha instradato o raccomandato.

Sì, ho capito, ma poi chi è che l’ha raccomandata?

Nessuno! Ho fatto un provino, l’unico, con Antonio Avati, nell’allora Telemontecarlo, per lavorare in un programma condotto da un giovane Fabio Fazio, che si chiamava “T’amo tv”. Il programma lo vide Alberto Silvestri, che era l’autore di Maurizio Costanzo, e da lì è iniziata la mia carriera.

Da più di un anno, non ha un agente, ma, a quanto pare, non l’ha nociuto: è ovunque. Quale potentone la piazza e sponsorizza?

Alessandro, purtroppo, non c’è più; ora mi segue la moglie, e mi trovo molto bene. Mi spiace deluderla, ma non ho potenti che mi spingono, altrimenti non farei programmi alle 6 del mattino o alle 2 di notte. Per fortuna che, con Raiplay, si può recuperare tutto quando si vuole.

Ha sempre una parola buona per tutti, soprattutto quando presenta i libri degli altri; sembra un po’ Vincenzo Mollica, che parlava sempre bene di tutti. Come mai tutta questa ruffianeria?

Se mi cita Mollica, io lo prendo come un complimento. Sono così?

Io la vedo così, ormai la seguo da anni, e non penso di sbagliarmi.

Torniamo alla vigliaccheria, forse. Probabilmente non voglio rogne, voglio vivere in pace. Di solito faccio così: chi mi sta antipatico, lo evito, non lo invito, così come casso i mediocri.

Capisco, però, quando si parla di libri, ci sta la critica, anche feroce…

Sì, ma io non faccio critica letteraria.

Sì, lo so, però le domande sono troppo melliflue, di una noia pazzesca, da sbadiglio.

E sbadigli pure! Io faccio delle domande gentili, cercando di mettere a proprio agio la persona che ho davanti.

Oltre alla sua dimestichezza con il potere, che qualità, che caratteristica si riconosce?

La prima è quella di sopportarla! Poi, penso, quella di voler conoscere persone intelligenti, non omologabili. Quella precipua è la curiosità. Senza, non avrei potuto fare nulla!

Quando ci siamo conosciuti nel 2017, lei mi disse una cosa che mi colpì: che era un uomo molto preso da sé stesso. È ancora così, invecchiando?

Quando fai questo lavoro, è inevitabile essere preso dal proprio mondo,dal proprio ombelico. Le mie giornate sono soprattutto dedicate al mio lavoro.

Non pensa che, questo, nasconda una certa aridità di sentimenti?

No, perché, poi, quello che faccio, lo restituisco agli altri, e non necessariamente a quelli che frequento. Penso alle persone che mi vengono a vedere a teatro o quelli che mi guardano in televisione. E poi: chi non è preso da sé stesso?! Forse qualche prete…

Chi era più insopportabile: Franca Valeri o Piera degli Esposti?

Ma nessuna delle due. Piera era un po’ bambina, infantile, molto richiedente, a volte complicata. Se la sera aveva voglia di polpette, non c’era verso di farle cambiare idea, dovevamo scapicollarci e portargliele. Franca, invece, era più severa, ma stupenda. Ora che ci penso, mi mancano davvero tanto!

Forse il più insopportabile era lei…

Ma non dica cazzate!

Si è mai sentito insopportabile agli occhi degli altri?

Quando non potevo permettermi di fare le cose da solo, o con le persone che stimavo, forse potevo essere insopportabile perché un po’ presuntuoso sono, specialmente quando facevo teatro.

La farebbe soffrire, a sessant’anni, sparire dalla tivù e non essere più cercato?

Conosco i meccanismi, non penso mi farebbe soffrire, anche se mi darebbe fastidio, chiaro. Per fortuna che ho anche altri piani…

Quali sarebbero?

Beh, il teatro…

Con il teatro farebbe la fame, e sarebbe costretto ad andare a vivere alla Prenestina…

Ma che cazzo dice?! Anche se fosse, non mi darebbe fastidio. Le mie origini sono quelle.

E gli agi, e la vigliaccheria, dove li metterebbe?

Io ho fortuna di annoiarmi presto delle case dove abito, da quando sono a Roma ne avrò cambiate una ventina, la periferia non mi spaventa, buttare la vigliaccheria alla quale lei si riferisce forse potrebbe significare la soluzione ai miei blocchi, da quelli sessuali che a lei tanto interessano a quelli fisici. Così quando verrà in una piccola casa fuori le mura troverà un anziano disinibito signore.

È mai stato felice? Ha sempre gli occhi malinconici e triste?

E lo divento sempre più perché se ne sta andando il Novecento, e perché mi mancano dei veri punti di riferimento…

Chi le manca?

Beh, Maurizio Costanzo, mi mancano le intelligenze, che, magari, ci sono, ma io non le conosco perché non sono in grado di intercettarle.

Ha citato i grandi nomi, ma non i suoi genitori: come mai?

Ma come, ho parlato di mio padre e di mia madre…

Certo, ma non come figure fondamentali…

Non sono d’accordo. Le ho anche detto, se ben ricorda, che l’insegnamento, datomi da mio padre, sull’importanza del rispetto, ce l’ho inciso sul petto!

Si sente più un artista o un mestierante del tubo catodico?

Né l’uno né l’altro. Sono una persona fortunata, vivo delle mie passioni. Quando sento dire “noi artisti” da certi poveri cristi provo un forte imbarazzo.

Pensa di avere meno talento nella scrittura o nella televisione?

Ribalto la sua domanda. Penso di avere più talento nello scrivere, ma mi manca sempre il tempo…

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Un programma che avrebbe voluto fare e che, poi, le è stato sfilato all’ultimo?

Avevo fatto Stramorgan con Morgan, appunto. Avremmo dovuto replicare, ma, come ben sa, ci hanno stoppato per le note vicende che hanno coinvolto Marco.

Come vorrebbe morire, Pino? Dinanzi alle luci di una telecamera?

Nel sonno, nella maniera più serena. Pensavo alla morte più da bambino che adesso. Quando si invecchia, forse, la si pensa di meno.

Pensa di aver fatto tutto nella sua carriera?

Nessuno può dire di aver fatto tutto quello che desiderava…

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INTESTATO A: MELCHIONDA FRANCESCO

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