Interviste

GIORDANO BRUNO GUERRI, L’ETRUSCO IRREGOLARE

La prima volta che mi sono imbattuto in Giordano Bruno Guerri è stato quando, anni or sono, ebbi tra mani la biografia che scrisse su Bottai. Un libro che, seguendo le orme del sommo De Felice, ribaltava, e di tanto, quella che era l’opinio corrente sui mammasantissima del regime, ovverosia canaglie e banditi. A Palazzo Venezia, il regime aveva anche uomini di talento e valore indiscutibili.

Pagine che rompevano argini; pagine che inducevano a riflettere e a ridimensionare, per certi versi, la storiografia e vulgata antifasciste.
Anni dopo, complice l’amicizia e gli incontri con Giampiero Mughini, la figura di Giordano Bruno Guerri ricorreva spesso nelle nostre chiacchierate e cene. Il nome, così altisonante, e la sua storia, irregolare e ricca di aneddoti, avevano solleticato la mia curiosità. 

Nella variegata galleria di perfideinterviste, uno come Guerri mi mancava. Mi decido, così, a telefonargli per sondare la sua disponibilità e proporgli un faccia a faccia senza filtri e troppi giri di parole.
Dopo qualche settimana, lo raggiungo in un albergo dalle parti di Prati, a poche decine di metri dalla sede di mamma RAI.
Ci appartiamo in una saletta, lontano dal via vai di turisti e trolley francamente insopportabili.
Nelle …

Giampiero Mughini

Mughini, il Rompicazzi

Ho conosciuto Giampiero Mughini nel 2015. Ricordo che aveva rilasciato un’intervista a Sandra Monteleoni, spavalda, sull’universo femminile. Le sue risposte furono insolenti, originali, per nulla ovvie.

Non mi feci sfuggire l’occasione: scrissi a Sandra per dirle che mi sarebbe piaciuto conoscere “Il Rompicazzi”.

Volevo conoscerlo perché, da anni, nel leggere i suoi saggi soprattutto, non potevi non apprezzarne la sua dirittura e, soprattutto, il suo non appartenere a nessuno, se non a sé stesso!

Da sempre restìo e insofferente alle cricche, alle bande, e allergico alla dittatura del pensiero banale, stupido, comodo, e dell’embrassons-nous, Mughini, che vada di fioretto o sciabola, è in grado di spiazzarti e, soprattutto, farti riflettere.

I suoi libri, oltre a essere sugosi, hanno, ai miei occhi, un grande merito: ti aiutano a vedere le persone, i fatti, senza paraocchi, senza fanatismi, perché ogni esperienza umana è ricca di colori.

Occasione della nostra chiacchierata, avvenuta nel suo “Muggenheim”, è stata l’uscita del suo ultimo saggio “I Rompicazzi”. Dopo averlo delibato  in un torno di tempo brevissimo, lo raggiungo dalle parti di Monteverde, lì dove, chiuso nel suo studio per ore, scrive e riscrive i suoi libri. E rimugina sulla vita che scorre rapida……

MARCO GIUSTI

Giusti, lo Stracult del piccolo schermo

Da tempo, baluginava nella mia testa l’idea di intervistare Marco Giusti. Nel mare delle banalità profuse a iosa e del conformismo nauseante spacciato per critica, “Il cinema dei Giusti” – così si chiama la sua rubrica quotidiana che il Nostro tiene, da anni, sulle pagine di Dagospia – è una galleria di personaggi, scene, orrori, bellezze. 

Ideatore, insieme a Ghezzi, di Blob, negli ultimi quarant’anni Giusti ha attraversato l’oceano tempestoso della tivù italiana con grande abilità e capacità. Ma  è stato il cinema il suo vero amore!

A differenza di tanti sapientoni boriosi, che affollano il mare magnum della carta stampata, la penna di Giusti scivola leggera sulla carta; chi vuol capire qualcosa, lasci perdere i quotidiani e i suoi recensori che, a lingue spiegate, ci dicono cosa dobbiamo vedere, e cosa no; cosa è bello o brutto, o, come sovente capita, cosa è giusto o sbagliato; oppure, sorbirci panegirici infiniti sul grande (?) attore o sul regista così ben voluto da tutti…

Ogni giorno, da decenni, non fa altro che vedere e scrivere, fino allo sfinimento, film alti e film bassi, giudicare premi Oscar e attori mediocri (tanti), con uno sguardo critico, a volte …

Ivan Zazzaroni

L’AGIT-POP DEL GIORNALISMO ITALIANO

Seguo Ivan Zazzaroni dagli anni in cui la sua folta chioma color argento comparse per la prima volta alla Domenica Sportiva. Era il 2003. Il Milan berlusconiano alzò al cielo l’ennesimo scudetto; dietro la scrivania, invece, nella città della Mole, Luciano Moggi, all’epoca deus ex machina della Real Casa torinese, veniva servito, temuto, omaggiato, da tutti, o quasi. Un’altra era, a pensarci. Un altro mondo. Solo tre anni dopo, infatti, una valanga chiamata Calciopoli (Farsopoli, per altri) avrebbe cambiato gerarchie, posizioni, potere, mappe, connotati.

Osservandolo attentamente, mi aveva colpito la sua capacità di “bucare” il video, e una certa spigliatezza nel padroneggiare il tubo catodico. Sembrava nato con la televisione. Eppure i suoi strumenti tradizionali, quasi primitivi, erano la carta, la penna, i giornali…

Dietro la sua arte di saper stare al mondo con leggerezza e uno spiccato lato edonistico ed egolatrico, volevo capire se il Nostro – sì, proprio lui! – avesse delle profondità da scavare, indagare e raccontare. E quali, soprattutto. Cosa si cela – mi chiedevo – dietro quello sguardo deciso, ballerino, sfrontato?

E così, dopo avergli scritto un messaggio per presentarmi e dirgli cosa volessi,  e la sua immanente risposta, in un …

Aldo Cazzullo

CAZZULLO, IL MARIOLINO CORSO DI VIA SOLFERINO

Aldo Cazzullo, langarolo doc nato negli anni Sessanta, è una delle quattro-cinque firme del giornalismo italiano. A differenza del suo maestro Giorgio Bocca, la sua penna non ha la ferocia, il fuoco, il sarcasmo o, ancora, la cattiveria del cuneese. Ma i suoi articoli, tanti, hanno il merito di farsi leggere. Qualcuno, quando i suoi libri finiscono nelle librerie e nella top ten dei più venduti, storce il naso; i detrattori, non pochi, lo definiscono commerciale. Il lettore, però, sommo e insindacabile giudice del successo o insuccesso altrui, checché se ne dica, lo apprezza. E, giustamente, lo premia. Leggendolo da anni, dapprima sulla Stampa e, ora, sul Corriere, questo provinciale, così legato alle sue origini, mi incuriosiva stanarlo. La sua scrittura un po’ mi ricorda quella del grande Edmondo Berselli: eclettica, profonda, colta, ma, allo stesso tempo, spensierata, proprio come gli anni Sessanta. E così, dopo un inseguimento durato in realtà poche settimane, ci siamo incontrati in un bar, a pochi metri da Piazza Bologna, in un pomeriggio ventoso. Ad essere sincero, non abbiamo passato molto tempo insieme – dovete sapere che il Nostro va sempre di corsa! – ma nell’ora che mi …