Le nostre interviste

  • Stefania Craxi

    “Vuoi pure queste, Bettino, vuoi pure queste…” Era il 30 aprile del Novantatré, l’Italia sull’orlo del precipizio, e Craxi, il capro espiatorio di ogni male italicus. Quella sera, quando il corpo imponente di Bettino lasciò l’hotel Raphael, a pochi passi da piazza Navona, nel cielo già terso e primaverile della Capitale, il grido dei manifestanti divenne feroce. Avevo 13 anni, e a cena il nonno, vedendo le immagini mandate in onda da mamma Rai, non la smetteva di dire: ma che sta succedendo a Roma?

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  • Vittorio Feltri

    La prima volta che ho visto il viso di Vittorio Feltri risale all’aprile 1996, la sera in cui Romando Prodi, capeggiando quell’armata Brancaleone che fu l’Ulivo, sconfisse, con la sua faccia finto bonaria, da vero democristiano quindi, la potenza di fuoco di Re Silvio II. Avevo 16 anni, capivo poco o nulla di politica, ma i giornali mi piacevano già tanto. Ricordo che verso le 23, ad urne chiuse da poco, Bruno Vespa, fregandosi come al solito le mani, si collegò con Feltri, già pronto e spigliato dalla stanza del Giornale, stanza che un tempo fu di Montanelli.

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  • Ivan Zazzaroni

    Seguo Ivan Zazzaroni dagli anni in cui la sua folta chioma color argento comparse per la prima volta alla Domenica Sportiva. Era il 2003. Il Milan berlusconiano alzò al cielo l’ennesimo scudetto; dietro la scrivania, invece, nella città della Mole, Luciano Moggi, all’epoca deus ex machina della Real Casa torinese, veniva servito, temuto, omaggiato, da tutti, o quasi. Un’altra era, a pensarci. Un altro mondo. Solo tre anni dopo, infatti, una valanga chiamata Calciopoli (Farsopoli, per altri) avrebbe cambiato gerarchie, posizioni, potere, mappe, connotati.

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  • Aldo Cazzullo

    Aldo Cazzullo, langarolo doc nato negli anni Sessanta, è una delle quattro-cinque firme del giornalismo italiano. A differenza del suo maestro Giorgio Bocca, la sua penna non ha la ferocia, il fuoco, il sarcasmo o, ancora, la cattiveria del cuneese. Ma i suoi articoli, tanti, hanno il merito di farsi leggere. Qualcuno, quando i suoi libri finiscono nelle librerie e nella top ten dei più venduti, storce il naso; i detrattori, non pochi, lo definiscono commerciale. Il lettore, però, sommo e insindacabile giudice del successo o insuccesso altrui, checché se ne dica, lo apprezza.

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  • Maurizio Serra

    Qualche critico, se mai avesse la sventura di leggere questa intervista, potrebbe storcere il naso se scrivo che Maurizio Serra è uno dei pochi intellettuali italiani di caratura e respiro internazionali. Addentro alle cose e ai “giochi” del mondo come pochi, quest’italiano pigro e cosmopolita, guardingo e scaltro, cresciuto a pane e diplomazia, ha, da sempre però, una doppia vita, proprio come il suo amato Italo Svevo. Leggendo i suoi libri, a partire dall’Esteta Armato – quello più bello e riuscito, secondo il mio parere e, probabilmente, di molti – ho cercato di insinuarmi nel suo cervello…

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  • Ginevra Bompiani

    Lo dico subito, per sgomberare il campo da ogni dubbio: la confessione – sì, perché di questo si tratta – con Ginevra Bompiani non è stata una passeggiata, né tantomeno un incontro dinanzi a una tazza di tè con dei biscottini di pasta frolla; piuttosto un match tra pugili desiderosi di darsele di santa ragione, senza mai tirarsi indietro, anzi. Lontani anni luce, io e lei, ma, allo stesso tempo, curiosi di scoprire e criticare le diversità l’uno dell’altro…

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  • Sonia Bergamasco

    ra le tante attrici che affollano il cinema italiano, speranzose magari di trovare un posto nel vanitoso e caduco paradiso del grande schermo, ho sempre nutrito una curiosità nei confronti di Sonia Bergamasco, un’anti-diva. A differenza di tante altre incursioni nella vita altrui, la nostra Confessione non è avvenuta in salotto, anzi. In una fredda mattina (era ora!), questo faccia-a faccia fatto di puro istinto, privo di fronzoli e filtri, è avvenuto dalle parti di Piazza Cavour…

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  • Pier Francesco Pingitore

    Molti, negli anni, hanno acclamato Pier Francesco Pingitore come un maestro. Lo hanno venerato, amato, osannato, e hanno tanto riso, riso, riso. Risate, a volte, di puro divertimento, altre, invece, amare. E la pancia del popolo italiano, mai satolla, ha anche imparato con la sua satira, diciamolo pure, a conoscere le sottigliezze, le vergogne, le debolezze, i tic e i rituali della politica e della nostra società, spesso solo appannaggio degli intellettuali o presunti tali…

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  • Elena Stancanelli

    Dopo il successo, inaspettato, di Benzina, in quel lontanissimo 1998 – porco mondo, son già passati 23 anni! – il nome di Elena Stancanelli è diventato, nel piccolo e avvitato ombelico italico, una presenza costante: in libreria, sui giornali, ai Festival, al cinema. Insomma, difficile non imbattersi nella sua scrittura. Nella sua firma.

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  • Giulio Anselmi

    Giulio Anselmi è stato, a parer mio, l’ultimo, grande monarca del giornalismo italiano. Un sovrano duro, severo, altero, a tratti spietato, e poco incline all’embrassons-nous. La prima volta che ho incrociato il suo sguardo risale all’aprile 2008. Questo genovese indurito subito dalla vita, era sulla plancia di comando della Busiarda, come i piemontesi di un tempo chiamavano la Stampa, già da qualche anno…

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  • Filippo Ceccarelli

    Il primo contatto con Filippo Ceccarelli avvenne al principio di ottobre dell’anno scorso. Gli scrissi una mail per sondare e solleticare un po’ la sua curiosità. Avevo voglia di incontrarlo e “confessarlo”. La sua carriera, il suo lavoro di immenso archivista, le sue manie e i suoi tic, avevano acceso il mio interesse. La sua risposta, ricordo, fu immantinente, e positiva. Lo chiamai subito, senza aspettare: dall’altra parte della cornetta trovai un uomo curioso, indagatore. Voleva capire chi fossi, e, soprattutto, come mai fossi così tanto interessato alla sua vita. Dopo quasi un’ora di telefonata, mi disse…

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  • Giovanni Minoli

    Di Minoli sappiamo tanto, forse tutto. Presentare la sua cinquantennale carriera televisiva – passata dall’analogico al digitale – così come i suoi successi, i suoi capitomboli, le sue idee, è opera vana. Inutile.  Quando, mesi fa, poco prima dell’estate, l’ho cercato, quello che mi premeva, in realtà, era altro. Sapere e scoprire qualcosa in più di Giovanni, dei suoi pensieri, delle sue origini, dei suoi dolori, dei suoi amori, e dei suoi errori. E così, in un sabato ancora caldo, afoso, e nonostante i ricordi delle vacanze siano ormai sempre più sbiaditi dal tempo che scorre e cancella e obnubila, raggiungo Giovanni Minoli nel suo eremo, dalle parti di Piazza Navona…

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  • Luca Barbareschi

    Tre ore di Confessione sono servite per capire una cosa, semplice e lapalissiana: Luca Barbareschi è un personaggio pirandelliano; ad essere precisi, è Vitangelo Moscarda dell’Uno, Nessuno, Centomila.  “Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso”. Così scriveva il sommo scrittore siciliano. Mai citazione più azzeccata per il Nostro. Avevo incrociato, negli anni, lo sguardo di “Barbatutto” svariate volte. Ricordo che il suo passo, per le vie di Roma, era sempre veloce, come se qualcosa di troppo importante lo aspettasse.

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  • Aurelio Picca

    Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: chi dice che Aurelio Picca è l’Henry Miller dei Castelli Romani dice e racconta una palese sciocchezza! Chi lo dice fa un torto ad entrambi. Paragonare, equiparare, a cosa serve, in fondo? Ad alimentare un misero battage mediatico. Picca è Picca. Piaccia o meno. Me ne sono reso conto in una lunga giornata trascorsa con questo anomalo esemplare della letteratura italiana.

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  • Natalino Irti

    Parliamo forse del più grande giurista italiano. La sua storia – intensa, ricca, dolorosa, taciturna, saturnina – è quella di tanti uomini del nostro Meridione.  E’ anche la storia di un uomo che appartiene a un’epoca che non c’è più. Questo abruzzese dalla scorza dura non è un nostalgico, un conservatore, anzi. Il suo sguardo è proiettato sul futuro. Leggendo i suoi libri – a partire dall’”Elogio del Diritto” – non potevo chiedere di più: andare a lezione da Natalino Irti. E così, in un sabato quasi estivo raggiungo il suo studio romano, dalle parti di Porta Pia. Mi concede due ore di incontro.

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  • Mattia Feltri

    Ho conosciuto Mattia Feltri nel lontano aprile del 2008. Porco mondo, son passati 13 anni! A ripensarci, un’era geologica. Qualche settimana prima, misi piede alla Stampa per la prima volta, arruolato come stagista. Feltri, dalla sua minuscola stanza e sotto la supervisione severa e implacabile, seppur distante, di Giulio Anselmi, dirigeva la stramba e simpatica redazione romana. In quella primavera, dalle parti di via Barberini, in una serata quasi estiva, assistemmo all’ultimo exploit di Berlusconi e al tramonto definitivo di Bertinotti, il parolaio rosso tanto sbeffeggiato – e giustamente, aggiungerei! – da Giampaolo Pansa.

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  • Valter Mainetti

    Valter Mainetti è un imprenditore che ha costruito le sue fortune e sfortune in silenzio. A differenza di tanti uomini di potere, non ama apparire. È un saturnino, non cerca la ribalta a tutti i costi, tutt’altro, men che meno le copertine patinate. Dalla sua roccaforte inespugnabile situata nel cuore capitolino, a poche decine di metri dall’altro simbolo romano, il Messaggero, il fondatore della Sorgente Group – holding attiva nei settori in editoria, immobiliare e finanza – racconta, in una galoppata verbale, secca e pragmatica, i tratti salienti della sua vita.

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  • Barbara Alberti

    Seguivo Barbara Alberti da anni. Nel panorama letterario italiano, quest’umbra anomala e per niente provinciale, si è sempre distinta per essere una scrittrice raffinata, mai banale. Gelosa di Majakovskij e il Vangelo secondo Maria, tanto per dire, si divorano per intensità. Sono parole vergate con il fuoco. E’ una delle poche, vere bohémien rimaste in circolazione; e, nonostante, i successi, gli agi, il denaro, divorato come la sua esistenza, la popolarità, cresciuta a dismisura grazie anche alla televisione, la sua vita, nonostante tutto, non è mai cambiata. Anzi…

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  • Giancarlo Dotto

    Nelle quasi due ore trascorse nella sua casa, in Prati, a poche centinaia di metri dal Tevere, nel cuore del Foro capitolino, Giancarlo Dotto è parso ai miei occhi come un corsaro. Ancor prima della scrittura e della parola, un corsaro della vita. La sua esistenza non è mai stata lineare, piatta, geometrica, scontata, tutt’altro. E mi sembra, per quello che ci siamo detti in questa confessione, che Dotto, nell’ottovolante della vita, non se la passi affatto male…

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  • Roberto D’Antonio

    Roberto D’Antonio non è un “Figaro” qualunque. Le sue mani, piccole, sono, nella città Eterna, una reliquia sacra. Osservandolo da vicino, sembra una sorta di Papa della vanità. Nel cuore del potere capitolino, ogni mattina, accese le luci del suo salone, infiamma, con creatività e ansia, con insuperabile maestria, il grande falò della mondanità, delle relazioni che contano e dell’embrassons-nous.  La sua vita, a sessant’anni suonati, è un coacervo di contraddizioni, cadute e resurrezioni…

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  • Enrico Vanzina

    Enrico Vanzina naviga nei mari del cinema italiano da oltre cinquant’anni. A tutti sarà capitato – e chi non lo ammette, mente spudoratamente! – di citare battute diventate, negli anni, cult. Chi di voi, tanto per dire, e mi riferisco a tutti i vitelloni d’Italia, non ha sognato, anche solo per un attimo, la Selvaggia di Sapore di Mare? …

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  • Ludovica Ripa di Meana

    Ludovica Ripa di Meana è una cantastorie che, per passione e curiosità, è entrata nella vita degli altri – Gadda, Contini, Zeri, tanto per dire – per raccontarceli e farceli conoscere da angolazioni diverse, sotto luci sfumate, poco patinate, più intime e vere. Senza diploma liceale, i libri sono stati la sua indiscussa e infallibile guida, una lanterna perennemente accesa per addentrarsi e orientarsi nelle latebre della vita e degli uomini che ha amato e stimato…

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  • Carla Vistarini

    Incontrare Carla Vistarini significa navigare a mare aperto e affrontare, senza filtri e maschera, cinquant’anni, se non di più, di canzone italiana, televisione, teatro, cinema e libri. In un sabato d’ottobre, caldo e soleggiato come solo nelle città levantine, Carla ci accoglie a casa sua, nel suo nido (così mi è parso), dalle parti di Prati…

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  • Ernesto Galli della Loggia

    Ll professor Ernesto Galli della Loggia è, da molti anni, una voce autorevole e indiscussa non solo del mondo accademico, ma, anche, del giornalismo. A tutti sarà capitato di imbattersi, leggendo il Corriere della Sera, nei suoi editoriali, spesso taglienti e poco accondiscendenti.,,

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