Una sera, rientrato a Roma dopo una brevissima vacanza pugliese, sono a cena con Giampiero Mughini. Agosto ha lasciato il posto ad un settembre per nulla tiepido. La città è tornata all’isteria di sempre. Siamo dalle parti di Trastevere, in un ristorante per nulla ruffiano.
Siamo in attesa che arrivino le prime leccornie. Parliamo di nomi che potrebbero fare al caso del blog perfide interviste. La voglia di perfidia è tanta, mi sono riposato abbastanza, dico. Tirò giù dei nomi, Giampiero annuisce; ad un tratto mi fa: “Vanno bene tutti, ma, secondo me, dovresti intervistare subito Veronica Gentili…”
Sono franco: non era tra quelli che avrei intervistato, perlomeno subitaneamente. Le mie traiettorie, la mia curiosità, erano focalizzate su altri volti, altre storie, altri successi, altri fallimenti.
Decido, allora, ancor prima di contattarla, di seguire per un un po’ le sue dirette, a dir la verità numerose. Cerco di studiarla, carpirne i movimenti, la postura, il dominio della scena, degli imprevisti e, soprattutto, degli ospiti, molti dei quali bizzosi, capricciosi, e con un ego ipertrofico.
Mi dico: beh, andiamo a vedere cos’ha da raccontare Veronica Gentili, una donna, sembra, affamata di vita, indefessa, desiderosa di bruciare le tappe. Diventerà la regina dei talk-show? Dove vuole andare? Sarà abile e brava a gestire il tubo catodico, o si farà fagocitare dal rutilante e isterico e farisaico mondo dell’informazione italiana?
Ma, ancor prima di scoprire la giornalista, la professionista, in un sabato pomeriggio, seduti su una panchina di Villa Celimontana, proprio a pochi passi dal Palatino, quartier generale degli studi Mediaset, ho provato a scoprire e svelare qualche dettaglio esistenziale, punti neri, debolezze,
inquietudini, errori, gaffes; ho provato, insomma, a mettere al centro la persona.
Dopo un’ora e mezza d’interrogatorio, la libero dalla morsa delle mie domande. Quando la sua sagoma si è, via via, allontanata dalla mia vista, mi sono detto: piaccia o meno, chi vorrà rubarle la scena, dovrà faticare molto, moltissimo. I suoi artigli difficilmente molleranno la presa…
* * *

Veronica Gentili, ha, da poco, compiuto quarant’anni. Se si guarda indietro, non prova stupore per quello che lei è, oggi?
Sì, lo provo, senza dubbi di sorta. Anche se non credo di esserne del tutto consapevole…
…Cosa vuol dire? Si spieghi meglio…
Consapevole di dov’ero e di dove sono. Tutte le volte che mi guardo dall’alto, mi sorprendo abbastanza.
In che senso dall’alto? Siamo già al delirio di onnipotenza?
Ma se le ho appena detto il contrario… Quando cerco di guardare la vita da fuori, senza lasciarmi suggestionare dalle emozioni, intendo.
Come mai? Non crede molto in sé stessa, e in quello che fa?
Sono divisa in due: da un lato, ho sempre creduto nelle mie capacità; dall’altro è come se non mi fossi resa conto fino in fondo di tutto quello che stavo facendo. Sono sempre intenta a fare qualcosa e a fare in modo che le cose succedano, talmente intenta che non mi accorgo che stanno succedendo. Quando poi mi fermo un attimo, mi sorprendo anche io di quello che ho realizzato.

Nel panorama artistico romano, sua madre, Netta Vespignani, è stata una figura centrale. C’era qualcosa che non sopportava di lei?
E’ una domanda difficile, la sua. Più che non sopportare, credo mi affaticassero, e addolorassero alcune sue fragilità, perché le debolezze di un genitore sono molto faticose… Quasi inaccettabili.
Esattamente; mia madre, però, era una donna simpatica, e molto buona…
… Tutto l’opposto suo…
Lei vorrebbe prendersi il primo improperio di questa intervista, ma non le darò questa soddisfazione.
Quali erano le parti nere di sua madre?
Era una donna molto sensibile, e con degli aspetti molto inquieti, ansiosi.
Se avesse potuto, cosa le avrebbe rubato?
Il coraggio, innanzitutto; poi sapeva essere elegante, intuitiva e generosa, soprattutto quando non era spaventata.
Quando sua madre è morta, Adriano Sofri ha scritto: “Era formidabile, autorevole, schietta, sbrigativamente generosa”. Ha mai avuto, nei suoi confronti, un vago senso d’inferiorità?
Per certi versi l’ho perfino idolatrata, ma il senso d’inferiorità non l’ho mai avvertito, anzi. Poter essere fiera di lei m’inorgogliva più che esserlo di me stessa. Una malattia me l’ha portata via recentemente, ma erano anni che stava male, e, quindi, nell’ultima parte della mia vita non ho potuto vivermela come avrei voluto, e questo è il mio più grosso rammarico…Avrei voluto che assistesse alla mia crescita professionale, vorrei che vedesse quello che faccio oggi, vorrei che potesse guardarmi ed esserne felice.
Cosa le manca oggi, di lei?
Era la persona che più mi metteva ansia e quella che più sapeva rassicurarmi. E poi mi mancano le sue mani, molto.

Come mai ha abbandonato, dapprima il teatro e, poi, il cinema? Ha capito che non aveva particolare talento?
No, non è questo. Ero brava, e sapevo farlo il mio mestiere. Certo, il lavoro dell’attore fa paura perché non sai mai se emergerai davvero, a prescindere dal tuo talento. C’è una enorme parte di casualità sul fatto che uno possa o meno emergere.
Siete un po’ delle puttane in balìa dei capricci del regista o del produttore…
Non è un fatto di capricci, ma di volontà, progetto, visione generale. Quelle appartengono al regista. Spesso desideravo di avere le mie, ne sentivo la mancanza. Tra l’altro ho lasciato il mondo della recitazione, proprio quando, in realtà, stavo lavorando tanto.
E allora, perché l’ha fatto?
In realtà non c’è stato un giorno in cui abbia deciso di lasciarlo, ma nel frattempo ho cominciato a scrivere, a dire la mia e gradualmente una cosa ha prevalso sull’altra.
Ha mai manipolato qualcuno?
Se per manipolazione intende aver ingannato qualcuno, averlo circuito in maniera consapevole, no, non l’ho mai fatto. Ma se mi parla di aver tentato di condizionare qualcuno per ottenere quello che volevo, certo che sì. Mi trovi qualcuno che non l’abbia mai fatto!
Lo trova eccitante? Cosa ha ottenuto, manipolando?
Non è questione di eccitazione, è pragmatismo inconscio. Cerchi di condurre l’altro a te, di portarlo sulle tue posizioni. Certo non l’ho mai fatto sminuendo l’altro o facendo perno sulle sue debolezze. Non è da me. Insomma se mi sta chiedendo se sono una manipolatrice da manuale di psicologia no, non sono io.
Ora sembra in grande ascesa televisiva. Si è mai sentita inadeguata? E
quando?
Eh, tantissime volte, ma non solo in ambito lavorativo; mi è successo anche nella sfera emotiva. Però ritengo che sentirsi inadeguati sia un’ottima spinta per continuare a crescere.
Cosa le manca per diventare una grande conduttrice?
E’ una domanda molto difficile. Magari lo sapessi… Mi scusi: ma lei non pensa che io sia una grande conduttrice? (ride)

Al momento no…
E allora perché mi ha voluto fare questa intervista?
Perché penso che, al netto del salto di qualità che deve ancora fare, delle potenzialità s’intravedono!
Com’è buono lei. Parlando, mi è venuta in mente la risposta: penso che mi manchino dei guizzi di cattiveria che, a volte, sarebbero utili.
E come mai le mancano?
Perché faccio molta fatica a far rimanere male gli altri. Dovrei accettare di più l’idea di poter stare sul cazzo a qualcuno.
Che è anche più eccitante.
Lei è proprio fissato con questo eccitante. Comunque magari è possibile che sia così.
Magari essere buona aiuta a fare carriera, a non inimicarsi qualcuno che conta…
No, questo non c’entra nulla. Non è un comportamento legato alle conseguenze, è legato al contingente. Mi spiace dispiacere le persone. Consideri che in diretta, alla fine di ogni blocco, saluto e ringrazio tutti gli ospiti chiamandoli per nome e cognome: la mia squadra mi prende sempre in giro, perché per essere gentile mi dilungo troppo. La televisione non contempla questi eccessi di cordialità.
E’ più fariseo il mondo del cinema o del giornalismo?
Il mondo del giornalismo, assolutamente. Il cinema, per certi versi, conserva ancora qualche forma d’ingenuità, perché lavora sull’emozione.
Quante volte ha pugnalato?
Poco, mi creda, proprio perché faccio fatica ad essere cattiva.
Si sta dipingendo come una santa, Veronica, suvvia…
Sono semplicemente una buona. E, mi creda, è una cosa che a volte si paga.
Mi dica qualche sua vittima, magari inconsapevole…
Sono molto gelosa del mio tempo, spesso mi sfilo dalla socialità: ci sono persone che vorrebbero vedermi di più e che ci restano male.
Chi è stato il suo sponsor? Non capita a tutti di finire in prima serata…
Molto difficile rispondere. Ci sono diverse persone che mi hanno aiutato in questo percorso, l’editore, il direttore generale… I miei inizi televisivi sono stati dapprima come ospite fisso perché la mia presenza era nuova, direi distonica; poi son passata ad una co-conduzione, fino a condurre un programma tutto mio. Che mi crediate o meno, questa è stata la strada che ho percorso, il tutto, come abbiamo detto anche all’inizio, all’insegna della totale inconsapevolezza. Sono stata tenace,
stacanovista…
Addirittura?
Ho lavorato tanto e studiato molto, rinunciando al tempo per me. E l’ho fatto senza mai lamentarmi.

Chi sono stati i suoi riferimenti giornalistici, quelli che, almeno finora, le hanno insegnato i rudimenti del mestiere?
Parlando di giornalisti televisivi, Michele Santoro, da cui c’era molto da imparare; la capacità analitica di Lucia Annunziata; indubbiamente Enzo Biagi.
Quanta prostituzione intellettuale c’è nel giornalismo italiano?
Ce n’è, senza dubbio, ma come in tutti gli altri mestieri. L’essere umano cerca per natura di galleggiare: nel giornalismo si galleggia barattando le idee.
Chi è che l’ha delusa finora?
Per provare una delusione, bisogna avere delle aspettative, e quelle non le ho mai avute. Conoscevo sin da ragazzina l’universo giornalistico, quindi il mio approccio non è stato all’insegna del candore e della purezza.
La sua è una risposta da paracula, da furbacchiona…
Non credo abbia senso distribuire patenti di purezza.

Mattia Feltri mi ha detto: se sei alla Stampa, sai bene quali sono i limiti che non devi superare. A Mediaset quanto sono ristretti i suoi margini in termini di libertà?
Sono molti più ampi di quanto lei possa pensare. Mediaset è una grande azienda: puoi trovare tutto e il suo contrario. Non sei costretto a seguire nessun dogma, a meno che non sia tu a volerlo seguire.
Chi è che le impone gli ospiti?
Proprio nessuno. Non potrei mai fare un programma in cui mi vengono imposti gli ospiti: smetterebbe di essere il mio programma. Gli ospiti li scegliamo noi, io e la mia squadra, con un’attenzione e una cura ossessive.
Ha l’ansia, anche lei, degli ascolti?
Certo, che domanda sciocca mi fa?! Se non l’avessi, sarei una pazza kamikaze. Ma non ne ho troppa, perché altrimenti il programma diventerebbe altro. Mi piace, insomma, sparigliare un po’ le carte e,
ogni tanto, sperimentare qualcosa di nuovo.
Quante volte, pur non volendo, si è dovuta autocensurare?
Tante, tantissime; ma, con il tempo, ho capito che non spetta al giornalista dire ed esprimere un giudizio, quello tocca agli opinionisti. Io devo porre domande, mettere in evidenza incoerenze, bugie… Se dicessimo tutto quello che ci passa per la testa…( ride)
Chi sono stati, finora, i potenti che hanno telefonato ai vertici per lamentarsi di lei?
A questa domanda non rispondo neanche sotto tortura!
Qual è stato l’ospite più ostico che ha dovuto affrontare e gestire?
Più che nomi, direi momenti della trasmissione. Ricordo quello con il professor Massimo Galli. Avevamo, in pratica, fatto una puntata sulla nazionale dei virologi, e Galli era stato paragonato, nel servizio, ad alcuni suoi colleghi, che non stimava. Lui si arrabbiò moltissimo, tentò di andarsene e ci disse, in pratica, che il tutto era una pura idiozia. Era il mio esordio e, per giunta, in prima serata…se avessi vacillato lì sarebbe stata la fine…ma fortunatamente riuscii a rimanere calma e gestii tutto con grande lucidità e fermezza, rivendicando il mio lavoro e quello degli autori…
Un altro momento molto difficile e delicato è stata la mia prima intervista ad un Presidente del Consiglio: andai a Palazzo Chigi ad intervistare Conte, durante il periodo dell’emergenza Covid. Ero molto emozionata.
Dal Fatto Quotidiano a Mediaset: com’è riuscita a conciliare due mondi totalmente diversi? Con la furbizia, l’ipocrisia, il camaleontismo?
Mi sembra scontata come domanda, sa quante volte me l’hanno fatta…
Non sono d’accordo: la sfido a trovare qualcuno che le abbia fatto la stessa, identica e insolente domanda…
Ma lei è proprio vanitoso! Beh, Mediaset, quando mi ha voluto, non mi ha chiesto di rinnegare le mie esperienze o le mie idee; ancora oggi, tanto per dirle, scrivo sul Fatto Quotidiano. Tutto sta nel trovare il modo e il tempo giusti per poter conciliare quel tipo di tivù con il Fatto. In tutta onestà, penso di esserci riuscita.
Pensa anche lei, come mi ha detto una volta Giulio Anselmi, che Marco Travaglio, per certi versi, sia un po’ il nostro Bel Ami?
Lascio volentieri ad Anselmi questa definizione; io penso che Marco Travaglio sia una penna molto ficcante, tagliente. E’ un grande provocatore, un uomo di saldi principi, un lavoratore instancabile. Si
possono non condividere alcuni suoi punti di vista, ma è difficile pensare che sia in malafede. Detto questo, è un mio carissimo amico.
Cosa non le piace di Marco Travaglio?
E’ testardo come un mulo. Quando si fissa su una cosa, è difficile fargli cambiare idea: non viene al cinema a vedere un film sottotitolato neanche sotto tortura, è impossibile portarlo in un ristorante
giapponese, non ti fa accendere l’aria condizionata nemmeno quando ci sono quaranta gradi.

Le piacerebbe prendere il posto della Palombelli, regina indiscussa dei programmi di Rete4?
Barbara conduce due programmi al giorno, Forum e Stasera Italia, ha una resistenza fisica clamorosa…non so veramente come faccia. Io sono sfinita solo al pensiero. E poi mi piace molto quello che sto facendo adesso.
Quali donne, della tivù, fa fatica a sopportare? E perché?
Lei è proprio a caccia di pettegolezzi. Non c’è nessuna donna della tv che non sopporti, non sono una che mal tollera le donne.
Quante markette fa in tivù per amici o per persone che, per motivi vari, possono tornarle utili?
Nessuna. Tenga conto che i famosi ascolti sono, per noi, un giudice severo e spietato: tutto ciò che mettiamo in onda deve essere funzionale al tipo di programma che facciamo. Controcorrente non è il giardino di casa mia, dove posso fare quello che voglio e invitare chi voglio solo per fare favori… Se il programma non va, lo si chiude…
Dopo un divertente batti e ribatti con Mughini, ha detto: sono permalosa e rosicona. Come mai? Ama essere adulata? Non sopporta le critiche?
La critica è una cosa seria, e la sopporto, la tollero, eccome! Sono gli appunti frivoli, le cattiverie, le acidità, che mi fanno rosicare…

Nel chiacchiericcio, spesso sterile, dei talk-show, le è mai capitata, tornando a casa, di dire: cavolo, oggi ho avvertito un sentimento di impotenza?
Assolutamente sì! Durante la campagna di vaccinazione – vax, no-vax – tornavo a casa e mi dicevo: vabbé, ma a cosa serve tutto questo parlarsi addosso? Perché ci stiamo incartando? Perché tutta questa polarizzazione?
Lei è più complessa o complessata?
Sicuramente più complessa, ma il mio essere complessata di certo non manca.
In cosa è complessata?
E che lo vengo a dire a lei?
Quando parte la diretta, la sua postura diventa retta, il tacco in evidenza, lo sguardo deciso… Eppure, osservandola da vicino, mi sembra molto fragile… Mi sbaglio?
Non si sbaglia per niente! Riesco ad avere una corazza importante, soprattutto quando sono a contatto con il mondo esterno. Sicuramente ci sono delle zone di fragilità, e tratti d’inquietudine, che, per certi versi, sono stati anche il mio motore e la mia forza. Solo poche persone, però, quelle che veramente amo, hanno la possibilità di relazionarsi con la mia fragilità.
Cos’è che la rende fragile?
Ho le mie cicatrici.
Quante persone ama veramente?
Poche.
Ha paura?
Assolutamente sì!
Cos’è che le fa paura?
Le mie fragilità e le mie sofferenze, quelle che ho deciso di non esporre al mondo.
Ha mai fatto analisi?
Sono stata in analisi per tantissimi anni, ora non più per fortuna. La mia analista mi ha detto: Veronica, è ora che le nostre strade si separino.
Le sue giornate sembrano sempre una corsa verso qualcosa… Ha paura della noia?
Che le mie giornate siano perennemente alla ricerca di qualcosa, è verissimo. A volte mi chiedo: Veronica, ma dove corri, dove devi andare? Non so se ho paura della noia, sicuramente c’è un fondo di nevrosi in tutto questo movimento…
Veronica, che ha rapporto ha con il piacere? Conflittuale, leggero, disincantato?
Ho un ottimo rapporto con il piacere, al netto di tutta la parte controllante, che utilizzo perché sono una donna fin troppo vorace.
E’ una donna disinibita sotto le lenzuola?
Assolutamente sì!
Ha scoperto qualcosa di sé attraverso l’eros?
Sì, tantissime cose.

Tipo?
Il desiderio profondo di conoscere l’abbandono, l’assenza di maschera e la verità dell’altro. E’ una delle cose più belle del sesso, che ti fa provare quasi un senso di onnipotenza.
E lei, quante volte ha provato questo senso di onnipotenza?
A volte. E’ una delle cose che cerco di più.
Per indole, è più fedele a sé stessa o agli uomini?
Direi più fedele a me stessa!
È, o è stata, una traditrice seriale?
No, non direi affatto.
E per le donne ha mai provato piacere?
Mi sentirei più contemporanea a dirle di sì, a definirmi fluida, ma in realtà non è vero.
Qual è stata la topica più grande che ha fatto in televisione, tralasciando quel fuori onda imbarazzante con Feltri?
Dopo quell’errore clamoroso, comunque venuto fuori dopo un bel po’ di tempo, mi sono schermata e ho cercato di essere più attenta. Di gaffes, però, ne faccio a iosa, di tutti i colori…
Tipo?
Per tutta una puntata ho chiamato Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, Molinari, che è il capogruppo della Lega alla Camera. Alla quinta volta il povero Romeo ha dovuto dirmi ‘Veronica, Molinari è un bravissimo politico, ma non sono io’. Stavo per buttarmi per terra dal ridere.
Qualche istante fa ha detto che quel marchiano errore con Feltri è venuto fuori dopo tanto tempo… Chi è stata la longa manus che ha, poi, girato il video? Chi voleva farla fuori, sostanzialmente?
Non ho mai pensato che qualcuno volesse farmi fuori; mi sono detta che faceva parte del gioco.
Ha scritto: “Vivo nel mio tempo, ne sono sedotta e ne ho paura”. Cosa teme? Più gli altri o sé stessa?
Senza dubbio me stessa.
E come gestisce, allora, la sua vena autodistruttiva?
No, non penso di essere autodistruttiva, tutt’altro. Ho un istinto di autoconservazione molto importante, però posso essere molto cervellotica, ombelicale, e macerarmi per ore e ore.
Che rapporto ha con la chirurgia estetica? Non ha mai ritoccato nulla?
Ottimo sulla carta. Ma che ci creda o no, non ho mai toccato nulla del mio corpo! Detto questo, in termini assoluti, non ho nessun pregiudizio se qualcuno lo fa.
Pensa di farlo? Cosa ritoccherebbe del suo corpo?
Al momento non ne sento davvero l’esigenza.
Al mattino, quando si sveglia e si guarda allo specchio, si piace?
Giorni più giorni meno, ma complessivamente direi di sì.
Ha paura di invecchiare?
Certo, perché mentirle?! Ma ho più paura della discrasia tra l’età anagrafica e la percezione interna, ovverosia: come mai aumentano gli anni e io mi sento come se ne avessi ancora undici?
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E l’ha mai provata questa discrasia, come la chiama lei pomposamente?
Le ho appena detto che per molti aspetti continuo a sentirmi undici anni, lei che dice?
La tivù è un grande frullatore; usa le persone perché servono, perché bucano il video e, poi, all’improvviso, ti butta via. Ha paura che tutto questo finisca?
Senza dubbio, sì. Ma, avendo fatto finora tutto con grande inconsapevolezza, se tutto dovesse finire, potrei non rendermi davvero conto neanche di quello…
Cosa farà da grande Veronica Gentili? Non vorrà mica morire davanti a una telecamera…
Forse un giorno aprirò una fattoria e libererò la gattara che in me…

