Vittorio Feltri

II SIMPATICO

La prima volta che ho visto il viso di Vittorio Feltri risale all’aprile 1996, la sera in cui Romando Prodi, capeggiando quell’armata Brancaleone che fu l’Ulivo, sconfisse, con la sua faccia finto bonaria, da vero democristiano quindi, la potenza di fuoco di Re Silvio II.

Avevo 16 anni, capivo poco o nulla di politica, ma i giornali mi piacevano già tanto. Ricordo che verso le 23, ad urne chiuse da poco, Bruno Vespa, fregandosi come al solito le mani, si collegò con Feltri, già pronto e spigliato dalla stanza del Giornale, stanza che un tempo fu di Montanelli. Come sempre, e lo ricordo bene, vestiva abiti eleganti, stoffa pregiata, alta sartoria napoletana. Il suo viso, confessiamolo subito, mi risultò indigesto, una sorta di antipatia epidermica.

Gli exit-poll davano il centro-sinistra in vantaggio, seppur di pochi punti percentuali. Il Professore, dal suo quartiere generale, predicava calma, ma il suo ghigno diceva ben altro. Dinanzi alle scene di giubilo della sinistra, Feltri emise una sentenza che sapeva tanto di inappellabile: Prodi durerà poco.

La vittoria del Professore, probabilmente, gli tornava utile. Da rompiscatole qual è sempre stato, portare la barca del Giornale su rotte agitate e movimentate, gli faceva gioco, ma non solo. Poteva sfogare tutta la sua vis polemica, e non avere rotture di coglioni da Berlusconi e dalla sua infinita corte dei miracoli.

Negli anni, seguendolo più attentamente, e cominciando a leggerlo, mi ero però un po’ stancato dei continui attacchi di cui era vittima.  Sia chiaro: non faceva nulla per evitare rogne, insulti, querele, anzi. Ma, al contempo, mi dicevo: è possibile che sia una carogna come tutti lo dipingono? E’ possibile che tutte le sue invettive, provocazioni, editoriali, inchieste, siano sempre sbagliati?

E allora, stanco di vederlo dipinto sempre come un “cattivo ragazzo”, in un sabato africano, salgo su un treno e lo raggiungo a Milano. Mi aspetta nella sua vera casa, la redazione di Libero, brulicante di giornalisti chini sui loro computer. La sua segretaria, dopo qualche secondo di attesa, mi accompagna nella sua sala, scarna e, al contempo, adorna di libri. E’ la stanza dei suoi editoriali, litigi, e, soprattutto, di interminabili fumate. Dopo due ore di chiacchierata, sfinendolo con domande a ripetizione, una domanda me la sono posta: ma siamo sicuri che il “Gattolico”, come ama definirsi, nonostante la scorza dura, sia proprio stronzo e cinico, nonostante ami farcelo credere?                               

*  *  *

Direttore Feltri, anche lei era un bambino timido e cattivo, soprattutto dopo la morte di suo padre?

Cattivo non credo, timido men che meno. Ma, essendo piccolo, non è che fossi in grado di dare delle valutazioni definitive sull’esistenza umana…

La sua fu un’infanzia all’’insegna della miseria e rinuncia?

Miseria non direi, ma, di certo, non era una situazione florida. Avevamo poco, ma non ricordo di aver fatto sacrifici particolari, assurdi.

Ha un ricordo indelebile di quegli anni?

Più che ricordi, ho dei flash. Sicuramente, ripensandoci adesso, visto che me lo chiede, mi tornano alla mente le cene in famiglia: si respirava un’aria triste, per nulla allegra; il sorriso, a casa mia, non era poi così frequente!

Ho sempre avuto la netta sensazione che a scuola sia stato, forse per pigrizia, un po’ somaro: mi sbaglio?

Si sbaglia di grosso, invece! A scuola ero bravo. E, tal proposito, le racconto un aneddoto: alla scuola media ci potevi andare, all’epoca, solo dopo aver superato un test di ammissione. Alla fine dei tre anni, visto che il latino era già materia di studio, dovevamo tradurre il De Bello Gallico. E a Bergamo, ogni anno, facevano un concorso per il miglior tema. Consegnata la traduzione dell’opera di Cesare, me ne torno a casa perché, onestamente, non me ne fotteva un cazzo di sapere l’esito. Dopo qualche giorno, mi chiamarono per comunicarmi che avevo fatto il miglior tema. E, come se non bastasse, mi obbligarono a leggere il tema anche nelle classi femminili, perché all’epoca, se ricorda, maschi e femmine non stavano nelle stesse aule. Alla fine della lettura, tutte le ragazzine batterono le mani con un certo trasporto, tranne una che, invece, mi applaudì con distacco, quasi con disprezzo. Era Maria Luisa Trussardi…

Prima orfano e poi vedovo, con due bambini da accudire: come ne è uscito? Con il cinismo, la cattiveria, l’inconsapevolezza?

Ma quale cattiveria! Avevo due bambini da accudire, e l’ho fatto per un breve periodo. Poi, non potendole seguire, le portai al brefotrofio; lì conobbi Enoe, che, anni dopo, sposai…

A che età, se lo ricorda, ebbe il suo prima rapporto sessuale?

A quattordici anni.

Le piacque?

Non tanto!

Perché fece flop?

Perché pensi che la fica sia una cosa bella e, invece, è un po’ disgustosa. Poi, però, ho cambiato idea…

Ha sempre dichiarato, senza ipocrisia, di non essere mai stato un uomo fedele, men che meno da marito. E’ stato più un dongiovanni o un Casanova?

Né l’una né l’altra cosa… Non ho mai tradito mia moglie in senso tecnico, però ho diversificato. Mi è venuto sempre spontaneo frequentare e fare l’amore contemporaneamente anche con altre donne. Dio santo, che c’è di male? Anche a lei sarà capitato, suvvia…

In un articolo, e penso di ricordare bene, ha scritto che l’ultimo rapporto sessuale con sua moglie Enoe, l’ha avuto nel lontano 1982… Diceva una puttanata?

No, è verissimo quello che ho scritto! E me lo ricordo anche bene perché quella sera l’Italia vinse i mondiali di Spagna. Festeggiai in modo opportuno… Lei che dice?

E poi? Cosa è successo? Non ha avuto più desiderio?

Assolutamente no! Ma io con mia moglie ho un bellissimo rapporto, stiamo insieme da oltre 50 anni insieme, senza di lei non potrei mai vivere. Francesco, il sesso e il congiuntivo, sono sopravvalutati!

Ma sua moglie, come reagisce alle sue continue fughe?

Beh, contenta non è…

Anche perché avrà amato anche altre donne…

Amato è una parola troppo impegnativa per me.

Le è sempre piaciuto scopare o, pigro com’è, ha sempre avuto una certa riluttanza all’amplesso?

Allora, mettiamola così: la fatica è tanta, il piacere dura poco, e la posizione ridicola. Oggi, il solo pensiero di organizzare una scopata, mi manda in depressione.

Ma ce la fa a scopare oggi?

Beh, ogni tanto mi capita ancora…

Raro, ormai…

Raro, e, soprattutto, non lo perseguo!

Se Scalfari, seppur nascondendosi, è stato bigamo, lei, invece, come si considera?

Non mi considero niente; non ho una particolare stima di me stesso ma, al contempo, neanche mi disprezzo più tanto.

Ha mai pensato che, parlando pubblicamente di infedeltà coniugale, potesse ferire qualcuno, in primis i suoi figli?

Quando hai qualche storiella laterale, cerchi di tenerla nascosta…

Eh, ma se lei si fa vedere mano nella mano con la Trussardi o con la Rizzoli, fa di tutto per farsi notare…

Ha ragione, vero; però non penso neanche che farsi vedere mano nella mano con altre donne, significhi chissà che cosa…

Pensa di essere un uomo capace di tatto e delicatezza? Eppure, quando parla e scrive sembra sempre così stronzo e cattivo… E’ una sua difesa?

Non mi ritengo né stronzo né cattivo, anzi, le persone, per strada, quando mi vedono, mi fanno una festa incredibile. Non mi sembra che la sua domanda affondi nella verità…

Bice Biagi, Maria Luisa Trussardi, Melania Rizzoli; quale donna, delle tre, l’ha fatta più soffrire?

Nessuna delle tre! Non ho mai sofferto per amore, mai… Con le donne ho provato piacere, divertimento e compagnia…

E delle tre quale ha amato di più?

Ho provato dei sentimenti, ma la parola amare mi sembra più adatta alle canzonette…

C’è stato un momento della sua vita in cui ha pensato di lasciare sua moglie?

Mai, perché sposare Enoe è stata una scelta definitiva, e non me ne sono mai pentito…

Qualcuno, maliziosamente, dice che ha “usato” la figlia di Enzo Biagi per fare carriera. E’ vero?

È una grandissima stronzata! Io, nella mia vita professionale, ho diretto otto giornali, e mi pare che i risultati li abbia ottenuti! E quello che ho avuto, soldi soprattutto, non penso proprio che li abbia avuti perché stavo con Bice Biagi. Sono gli editori che mi hanno scelto, ma solo perché li conveniva, perché sapevamo che, con me, avrebbero avuto un giornale solido economicamente e con le copie duplicate, triplicate. Basti pensare all’Indipendente o al Giornale…

Aveva stima di Enzo Biagi?

Sì, molta. Era un uomo molto spiritoso, gradevole. E poi da lui ho imparato a farmi fare ottimi di contratti di lavoro.

Come mai si prende e si lascia con Melania Rizzoli, proprio come due bambini?

Avevamo litigato e, in un momento d’incazzatura, d’ira, via social l’ho punzecchiata. Mi sono fatto prendere la mano, ma ne sono subito pentito.

Lei è una persona rancorosa?

No, perché coltivare il rancore costa fatica.

Arriva al giornalismo con la sonora bocciatura di Pietrino Bianchi che, leggendo le sue recensioni cinematografiche, le dice: “Feltri, lei è una schiappa”. Che ci faceva nel mondo della carta stampata? Non era nessuno, non era figlio di nessuno, soprattutto… E aveva, se non erro, un posto da impiegato statale… La scrittura, quindi, come via di fuga?

La correggo: Pietrino Bianchi mi disse: “Vittorio, sei un cronista formidabile, lascia stare il cinema”. Le sembra una manifestazione di disprezzo nei miei confronti?

Quando ha capito che poteva essere il lavoro della sua vita?

A cinque anni.

Addirittura? Suvvia, Feltri, non dica sciocchezze…

Sì, e le spiego il perché. Da bambino, mi rifiutavo di andare all’asilo, e, dovendo stare a casa, passavo molto tempo con mia zia, che si era offerta di accudirmi. Tutti i giorni, arrivavano a casa due quotidiani –  il Corriere della Sera e l’Eco di Bergamo. Non sapendo leggere, rompevo i coglioni a mia zia: e lei, paziente e amorevole, mi spiegava il significato delle parole. Subito dopo, cominciando a scribacchiare, mi sono detto: da grande voglio fare il giornalista. Una cazzata infantile mastodontica ma che, poi, ha trovato concretezza… Ma intorno ai vent’anni, per campare, e per far contenta di mia madre che mi rompeva i coglioni sull’importanza del posto fisso, ho fatto il dipendente pubblico, ma solo dopo aver superato un concorso…

Parliamo un po’ dei giornali, direttore. Qual è stato, tra i tanti, il quotidiano che le ha regalato maggiori grane? E perché?

Il Giornale…

Immaginavo. Perché?

Perché quando Berlusconi è diventato Presidente del Consiglio una parte del Paese ha cominciato ad odiarlo, compresa una parte della Magistratura. Di conseguenza, una parte di quell’odio l’ho subito anche io. Ma non solo: in quegli anni, tante, troppe, sono state le querele ricevute. E  le dirò di più: pensavo di essere il primatista delle querele, ma ho scoperto che il record ce l’ha il mio amico Paolo Mieli, almeno così mi ha detto…

Quante volte Berlusconi l’ha chiamata per lamentarsi di una delle sue numerose cazzate vergate in prima pagina?

Mai. Il Cavaliere è stato il miglior editore che io abbia mai avuto. Solo una volta, vedendo i dati di vendita, che erano più che brillanti, mi chiamò per congratularsi… E ricordo che, dopo aver raddoppiato le vendite, da direttore mandai a quel paese Urbano Cairo, che all’epoca era il responsabile della Pubblicità Mondadori…

Perché? Cosa combinò Cairo…?

Glielo dico subito. Incontro Cairo e gli faccio: ma scusa, il Giornale va alla grande, e tu mi dai gli stessi soldi? Lo stesso giorno, faccio il contratto con le Pagine Gialle e mi danno quello che volevo: il doppio, che, all’epoca, ammontava a circa 24 miliardi di vecchie lire. Quando Berlusconi vide che il Giornale faceva i botti, che gli avevo fatto avere un contratto pubblicitario favoloso, e che, dulcis in fundo, non facevo neanche le note spese, mi regalò il sei per cento del Giornale. Può ben immaginare, quando poi sono andato via, cosa sia stata la mia liquidazione…

Quanto intascò?

Miliardi…

E cosa se ne fa di tutti questi soldi, visto che fa sempre la stessa vita, abitudinaria, magari anche un po’ monotona?

Per vivere bene…

Feltri, negli anni di Mani Pulite, è stato forcaiolo e giacobino. Lo faceva per convincimento o perché sapeva che, aizzando, i lettori sarebbero aumentati a dismisura?

Volevo dimostrare, che da direttore, valevo il triplo di Montanelli, cosa che anche lui sapeva, e che riconobbe. E poi perché volevo vendere tante copie. Diciamoci anche un’altra verità: non è che mi inventassi qualcosa di particolare, i partiti rubavano, e tanto! Dare del ladro ad un ladro, non era una cosa vergognosa!

Da attore protagonista, che idea s’è fatta di quella stagione? Si è pentito di qualcosa?

Si, quando ho dato del cinghialone a Craxi, o quando ho preso per il culo Martinazzoli, che in diversi editoriali lo appellavo con “omino”, “loculo”, “cipresso”. Da un punto di vista umano, sicuramente mi dispiace di aver usato termini sprezzanti, duri; ma, se restiamo in ambito giornalistico, non posso dire di aver sbagliato.

Craxi, secondo lei, alla fine ha rubato si o non?

Secondo me, no! Diverse volte andai a trovarlo all’hotel Raphael, e mi aspettavo, in tutta onestà, di trovare il lusso, la raffinatezza. Invece, Craxi viveva in una camera un po’ squallida, trasandata, polverosa, e con i posa cenere pieni di cicche. Parlandoci ho capito che Bettino non rubava per sé stesso, ma tollerava che si rubasse per il partito! Quando poi andò in esilio, ad Hammamet, ogni tanto, verso le dieci di sera, mi telefonava per sapere come andavano le cose in Italia. E, in una di queste telefonate, a proposito di Berlusconi, lo ricordo come fosse ora, mi disse una cosa azzeccatissima e rivelatoria: Vittorio, Silvio è il più grande imprenditore in Italia, però lui non sa governare, deve regnare… Definizione perfetta.

Ha fatto male, Craxi, a scappare? Non è stato codardo?

Assolutamente no. Cosa doveva fare, andare a San Vittore?

Beh, se non fai nulla, perché scappi?

A maggior ragione! Ti incazzi due volte…

E Vittorio Feltri, cosa avrebbe fatto? Sarebbe scappato a gambe levate?

Ma non c’è il minimo dubbio!

Quali sono state le più grande bufale che ha avallato da direttore?

Le avrò fatte anche io, ma inavvertitamente…

Ma per lei, è più importante l’amicizia o la notizia?

L’amicizia è fondamentale, ma se comincio a pensare, da giornalista, che la notizia sia merda, allora meglio cambiar mestiere!

Tornando a casa, le è mai capitato di dire o confidare: cazzo, ma cosa ho scritto oggi?!

Qualche cazzata l’ho scritta anche io, ma non ho dei grandissimi pentimenti.

Ha detto: Piero Ottone è stato un grande direttore del Corriere, eppure Bettiza e Montanelli sono scappati a gambe levate perché non “ne potevano più…”

Beh, sì, Bettiza e Montanelli erano dei conservatori in un Paese in cui non c’era da conservare un cazzo; Ottone, invece, guardava con simpatia ai movimenti giovanili di sinistra, movimenti che poi hanno causato un casino della madonna!

Perché Ottone, secondo lei, dopo l’esperienza al Corriere, non ha avuto più una carriera di livello?

Beh, insomma, è diventato presidente della Mondadori… Quando arrivi a dirigere un giornale come il Corriere, cosa puoi fare di più, e di meglio?

Spesso, pubblicamente, mi capita di leggere delle punzecchiature a suo Mattia; cosa non le piace della scrittura di suo figlio?

Qualche volta mi capita di criticarlo perché la sua prosa è un po’ difficile, contorta… Gli manca la malizia, purtroppo…

Quella che ha lei…

Esattamente. Ma sa, io ho avuto un’altra vita, Mattia, invece, totalmente in discesa…

E’ contento della carriera che ha fatto suo figlio?

Moltissimo! Temo, però, che nel prossimo giro di poltrone possa andare subito a dirigere Repubblica…

Perché ha timore?

Perché Repubblica è diventato un giornale illeggibile!

Ha detto: mio figlio ha più dirittura morale di me… Quante volte, per fare uno scoop, o presunto tale, ha pescato nel torbido?

Spesso! Per fare un’esagerazione ovviamente, ma per vendere più copie, avrei venduto anche mia madre, e quindi ho sorvolato su tante cose che avrei potuto gestire diversamente…

Tipo?

Non ho tenuto un diario delle puttanate che ho fatto!

Qual è stata l’esperienza editoriale, tra le tante avute, meno riuscita?

Quella al Quotidiano Nazionale. Non mi piaceva l’ambiente. Capita…

Ha sofferto per essersi sentito, nonostante i soldi guadagnati, e le lusinghe delle donne, figlio di un dio minore?

Mai!

Le sarebbe piaciuto dirigere il Corriere della Sera?

Moltissimo.

Perché non c’è riuscito? Cosa ha combinato? Sentiamo…

Io nulla! Ricordo che venne da me Montezemolo, all’epoca ambasciatore della famiglia Agnelli, per sondare la mia disponibilità. Ma, contemporaneamente, scoppia Mani Pulite alla Fiat. Suppongo che i magistrati di Torino non vedessero di buon occhio la mia direzione a via Solferino.

Avrebbe pubblicato delle cose contro la Fiat, all’epoca dominus incontrastato al Corriere?

Non so come mi sarei comportato… E poi non è che la Fiat fosse vista dagli italiani come il male assoluto. Quando morì l’Avvocato, sembrava fosse morta la Madonna…!

Avesse potuto, qualche giornalista avrebbe rubato a Eugenio Scalfari?

Nei suoi tempi migliori, Paolo Guzzanti; ora fa pena… A proposito di Repubblica, mi fa tornare alla mente un ricordo divertente: il principe Caracciolo, all’epoca editore del gruppo Espresso, una volta mi invitò a cena a casa sua…

… Per fare cosa? Non aveva niente in comune con lei…

… Voleva indagare e sondare la mia disponibilità, dopo che io, al Giornale, avevo fatto dei numeri pazzeschi.

Per fare cosa, direttore?

Per dirigere Repubblica al posto di Scalfari!

Non ci credo! Cosa ci faceva lei a Repubblica? I giornalisti avrebbero scatenato una sommossa…

Può non crederci, ma è la verità…

Tutti i santi giorni, da anni, i lettori si sorbiscono i suoi editoriali: come mai questa bulimia? Ha paura di invecchiare troppo precocemente?

Sono già vecchio! Siccome il lavoro coincide con la mia passione, che è quella di scrivere, perché dovrei smettere? Ma che cazzo volete da me? Andate a fare in culo…!

Scrive per sé o per il suo pubblico, spesso fanatico e adorante?

Per gli altri, sempre, anche perché le cose che scrivo io già le penso. Rivolgendosi alle persone usando un linguaggio colloquiale, ottieni sicuramente un gran successo. Inutile pontificare, fare il professorino…

Usando anche le parolacce?

Esatto, perché me ne sbatto i coglioni di quello che possono pensare gli altri…!

Ha sempre dichiarato di essere stato un uomo con idee politiche sinistrorse; alla fine, però, ha sempre diretto giornali di destra o pseudo tali. Come mai nessun editore progressista l’ha voluta? Se l’è mai chiesto?

Non me lo sono mai chiesto, in realtà; Io ho molte idee, ma non ne condivido neanche una. Quand’ero progressista, avevo dei pensieri di destra; adesso che dicono che ho dei pensieri di destra, penso come quelli di sinistra…  Sono incoerente? Sì, sono incoerente.

Qual è stato il politico che ha stimato di più in tutti questi anni?

Cossiga.

Perché?

Perché era un amico. Quando smise di fare il presidente della Repubblica, voleva fare il giornalista. Una volta venne a trovarmi a Milano e mi espresse questo suo desiderio… Aveva una scrittura un po’ contorta, ma, allo stesso tempo, scriveva delle cose anche divertenti. Dopo due anni divenne anche pubblicista. Festeggiammo al Trussardi, ed era felice come un bambino.

Perché picconava?

Perché si era reso conto che la vecchia politica era finita! Cossiga aveva le palle, e prima di tutti gli altri aveva capito tutto…

Ma era vero che soffrisse di disturbi bipolari?

Beh, un po’ matto era…

Quali sono stati i giornalisti che, negli anni, l’hanno delusa di più?

Perché mi deve deludere un giornalista?

Ho la sensazione che quando parla sembra sempre che tutto le scivoli, che niente e nessuno la tocchi… Ma è proprio così, o recita anche un po’ la parte?

Io non soffro un cazzo! Perché, scusi, dovrei soffrire?

Cosa le ha combinato Rossella quand’era a Panorama? Ci racconti un po’…

Lo cercai perché volevo che venisse a fare il vicedirettore all’Europeo. Carlo si mostrò subito interessato alla mia proposta. Accetta e la sera andiamo a cena per festeggiare. La mattina seguente lo aspettai al giornale per iniziare a lavorare insieme. Sparì, senza neanche avvisarmi. Avevo capito che Panorama gli aveva aumentato lo stipendio… Non capisco molto le ragioni del cuore, ma quelle della tasca, sì.

I primi mesi di coabitazione con Sallusti sono stati difficili; ha dichiarato che la ignorava; e ora? Come va la convivenza?

Io Sallusti l’ho assunto quattro volte, e sottolineo quattro! Nessuno mi può dire che Sallusti l’ho trattato male! Chi cazzo è che ha il coraggio di assumerti quattro volte? Poi, quando è tornato a dirigere Libero, mi dava fastidio la poca visibilità che dava ai miei pezzi, e la trovavo una mancanza di rispetto.

E lui come le ha spiegato questa scarsa considerazione, se così possiamo dire?

Non ha spiegato un cazzo!

Chi comanda a Libero, lei o lui?

Lui! Io non comando un cazzo, però lo stipendio lo prendo lo stesso.

Come mai l’ha assunto quattro volte?

Perché mi era utile e perché è un formidabile uomo-macchina, che nei giornali è importante.

Un piccolo gioco: se facesse un nuovo quotidiano, chi lascerebbe a casa? Le faccio dei nomi: Mughini, Fini, Merlo, Mattia Feltri, Gramellini, Cazzullo, Buttafuoco, Serra, Solinas… E perché?

Li porterei tutti: sono troppo bravi per tenerli fuori.

E Belpietro? Che rapporti avete?

Nessuno!

Lei è direttore editoriale: ma cosa vuol dire? Mica l’ho capito, sa…

Non lo so neanche io, però mi piace.

Ha detto che non conta un cazzo…

Sulla fattura del giornale, sicuramente non conto un cazzo; però, stando nel consiglio di amministrazione, ho voce in capitolo sull’andamento economico.

Nonostante la sua proverbiale arroganza e spavalderia, alla fine dei giochi, ha paura di qualcosa?

No!

Le fa paura la morte?

Trovamene uno che non ha paura della morte… Magari muore prima lei di me: chi può dirlo?!

Si sente considerato dai suoi figli? O pensa che l’abbiano un po’ “usata” per la sua ricchezza e notorietà?

Non l’ho mai pensato; ma, al contempo, posso dire che i figli sono quasi sempre degli ingrati! Tutto quello che dai, sono atti dovuti. Io, da mia madre, tanto per dirle, ho ricevuto in eredità l’alluce valgo… I miei figli…? Meglio che non le dica cosa hanno ricevuto…

Pensa di essere stato un buon padre?

Decente…

Che rapporto ha con i nipoti? Un po’ le stanno sulle palle, vero?

Un po’ mi infastidiscono, a differenza di mia moglie, che li adora.

C’è qualcosa che non le piace di sé stesso?

Il fatto di essere invecchiato!

Lei si veste sempre in maniera impeccabile; pensa di essere stato un bell’uomo?

E’ un quesito che non mi sono mai posto! Detto ciò, non mi posso di certo lamentare…

Tra i tantissimi difetti che ha, quali sono quelli che mal sopporta?

Qualche volta mi irrito troppo facilmente, ed è inutile; e poi sono alla facile alla noia…

Anche con le donne, immagino? Per questo ne ha cambiate tante…

Le donne mi piacciono, ma non ricordo ancora perché…

E’ rimbambito?

Certo che sono rimbambito! Invecchiando, cosa fai? Diventi lucido?! Suvvia! E’ una battuta…

Una volta ha detto: “Sono sempre stato un solitario. Sognavo. Andavo a fare quattro passi da solo e sognavo. Avevo letto “Notti Bianche” di Fiodor Dostojevski e mi ero identificato nel protagonista schivo, solitario, inetto, che viveva solo nella sua fantasia…”. Giunto all’ultimo giro di boa, si sente più solitario, schivo o inetto?

Inetto per niente, vista la carriera che ho fatto! Sicuramente schivo…

A furia di frequentare e amare le donne, ha sviluppato qualcosa di femminile?

Ma va, di femminile non ho un cazzo!

Ama leggere ancora, nonostante l’età?

Moltissimo! Preferisco la letteratura, perché i saggi mi rompono i coglioni.

C’è qualche immagine che le torna ancora alla mente?

Sì, ed è molto nitida: la mamma delle mie due gemelle, morta a 24 anni, che mi rincorre a piedi mentre io sono in macchina… Un’angoscia terribile…

Come reagì alla morte di sua madre?

Beh, inizialmente non ci avevo dato un grossissimo peso, anche perché metti in preventivo che una signora di 91 anni possa morire. Ricordo che, una volta fatto il funerale e sbrigate tutte le faccende burocratiche, entrai in macchina e scoppiai a piangere…